Oggi a Perugia la decima Giornata dell'economia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

E’ un quadro «in chiaroscuro» quello dell’economia provinciale fatto venerdì dal presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni in occasione della decima Giornata dell’economia, organizzata dagli enti camerali. Dopo un 2010 in cui si erano intravisti segnali positivi, è arrivato un 2011 «difficile sotto molti punti di vista», mentre le previsioni parlano di un 2012 altrettanto difficile con spiragli di una «ripresa non piena» nel 2013. «I dati nazionali – spiega Mencaroni – ci parlano di una famiglia su cinque in difficoltà con le spese primarie come vestiti e mutui, consumi deboli, imprese che chiudono. La crisi ci ha portato in un’era nuova che va affrontata con strategie nuove».

Lo stock di imprese Secondo Mencaroni non mancano però «segnali positivi» come quello che riguarda lo stock di imprese che al 31 dicembre erano 74.160, in crescita dello 0,18%: «Un dato – dice Mencaroni – comunque in netta controtendenza rispetto alle altre regioni del Centro. Certo, è vero, c’è il fenomeno dell’autoimpiego e quindi non si nota capacità di assorbimento del personale». Tradotto, c’è una disoccupazione che tocca quota 7,2%: il dato più alto del 2004. Le spa sono in crescita e toccano quota 18% del totale, così come aumenta l’imprenditorialità straniera (5.570 imprese registrate). Come mostra poi lo studio del professor Davide Castellani illustrato venerdì, le aziende della provincia di Perugia mostrano un alto tasso di longevità. Le probabilità di sopravvivenza di queste infatti sono più alte rispetto a quelle delle altre regioni del Centro, anche in un periodo di crisi come questo.

CRESCITA, ONIDA: NELLA CRISI OCCORRE CAMBIAMENTO

I risultati I risultati della ricerca del professor Castellani vanno però contestualizzati: «Non c’è dubbio – spiega – che questo sia un quadro relativamente incoraggiante, ma ciò deriva da una maggiore efficienza o da una minore efficacia dei meccanismi di selezione del mercato?». Ovvero, le imprese resistono perché statiche o perché tendono ad innovare? Tornando alla relazione di Mencaroni, oltre ai dati su occupazione, Pil investimenti e export pubblicati ieri da Umbria24, il presidente parla anche dei cosiddetti Neet, ossia quei giovani che non lavorano e non studiano: «In Umbria – dice Mencaroni – sono il 15,5% e servono investimenti forti per renderli soggetti attivi».

Export e turismo Sull’export Mencaroni sottolinea i risultati positivi che hanno portato l’Umbria a recuperare i livelli pre-crisi anche se «c’è ancora – dice – una propensione bassa all’export». L’analisi per tipologia di prodotti esportati mostra un elevato livello di specializzazione della provincia in prodotti tradizionali a scapito dei prodotti ad alto tasso di tecnologia che comunque stanno lentamente guadagnando fette di mercato. «Questa condizione – dice Mencaroni – espone le nostre esportazioni ad una più intensa pressione da parte dei competitori stranieri e ad un maggior rischio di perdita di quote di mercato». Le performance positive registrate dal settore del turismo nel 2011 hanno poi permesso di recuperare le posizioni perdute negli anni passati. Gli arrivi e le presenze hanno segnato una variazione rispettivamente del +8,37% e +8,06%. In aumento anche le spese dei visitatori stranieri (+23,5% rispetto appena il +5,3% del dato nazionale). «Ciò di cui l’Umbria ha bisogno – sostiene Mencaroni – è di un sistema davvero efficace e unitario di comunicazione e promozione, sia in ambito nazionale che internazionale».

Le proposte In un quadro di questo tipo le proposte avanzate dalla Camera di commercio riguardano il credito, in particolare il raffozamento dei Confidi, i crediti che le pmi non riescono a riscuotere dalla PA (in minima parte) e dalle altre aziende della filiera (nella maggior parte dei casi), il puntare sulla cultura, sulla semplificazione, sulle reti di impresa e su un patto tra Governo e Camere di Commercio per l’internazionalizzazione. Infine per sbloccare gli investimenti le Camere di commercio chiedono un intervento straordinario che consenta alle imprese di ammortizzare in tre anni gli investimenti aggiuntivi in macchinari e attrezzature.

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