Stanno vivendo ancora settimane di incertezza i 46 lavoratori dello storico pastificio Bianconi di Giano dell’Umbria che a oggi, come spiegano in una nota Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, «non hanno percepito la cassa integrazione straordinaria chiesta ad aprile». Nel maggio scorso è stato siglato un accordo per il passaggio di mano dello stabilimento dalla vecchia proprietà al gruppo campano De Matteis, che si occupa principalmente di edilizia e che da qualche anno è impegnato anche nell’agroalimentare. Ad oggi però pende sulla testa dei lavoratori la decisione dei giudici che dovranno esprimersi a proposito dell’affitto del ramo d’azienda.
Preoccupazione A riguardo i segretari generali regionali della Fai Cisl, Dario Bruschi, della Flai Cgil, Michele Greco, e della Uila Uil, Stefano Tedeschi e le Rsu sono tornati a chiedere certezze per questi lavoratori. «L’auspicio – spiegano in una nota – è che, confidando nell’operato dei giudici, queste scelte vengano fatte più celermente possibile, tenendo in considerazione l’interesse generale. Questo perché c’è già chi ha presentato una proposta di affitto di ramo d’azienda e ciò potrebbe aprire uno spiraglio di speranza per i lavoratori coinvolti». Operai per i quali la cassa integrazione scade ad aprile: «Prima di quella data – dicono Cgil, Cisl e Uil – è necessario trovare una soluzione che permetta di difendere il lavoro e di mantenere i livelli occupazionali».
La centrale A pochi chilometri di distanza dal pastificio altri lavoratori, stavolta quelli della centrale Enel di Bastardo, sono in cerca di certezze. La centrale a carbone è in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale fino al 2023 ma, secondo quanto emerso nel corso dell’ultimo tavolo tra istituzioni e azienda che si è tenuto nel maggio scorso Enel, sulla base del progetto nazionale chiamato «Futur-E», prevede una chiusura o una riconversione entro il 2019. Secondo alcune indiscrezioni circolate nei giorni scorsi l’impianto però potrebbe essere smantellato entro il 2016 e così i sindacati, «fortemente preoccupati», martedì hanno preso carta e penna per chiedere spiegazioni.
Intervenga la presidente «Qualora venissero confermate tali notizie – dicono – le organizzazioni sindacali condannano fermamente l’atteggiamento di Enel che verrebbe meno in maniera ingiustificabile agli impegni presi con le stesse organizzazioni e con la Regione dell’Umbria, nel mese di aprile scorso, riguardo ai tempi preventivati per la sospensione della produzione». I sindacati chiedono alla Regione di «convocare immediatamente il tavolo tecnico sospeso per le elezioni amministrative al fine di chiarire quanto sta accadendo e riaprire il confronto. A questo punto è diventato prioritario un intervento della presidente della Regione al fine di promuovere e concordare interventi che salvaguardino pienamente i siti produttivi dell’Umbria di Bastardo e di Pietrfitta».
