di Chiara Fabrizi
È scattata lunedì la procedura di mobilità per 30 operai di Faurecia. A renderlo noto direttamente la direzione aziendale del sito di Terni che, a quattro giorni dalla bocciatura somministrata dai dipendenti all’ipotesi di accordo firmata dai sindacati, si dice anche preoccupata per l’assegnazione di nuovi progetti allo stabilimento. La reazione dei rappresentanti dei lavoratori non si è fatta attendere e per giovedì sono state convocate due ore di sciopero dalle 10 alle 12 per un turno e dalle 15 alle 17 per l’altro.
Faurecia, arriva la mobilità per 30 In particolare, con la stringata comunicazione vengono confermati i timori delle organizzazioni sindacali che al termine dello spoglio del referendum, hanno vinto i no con tre voti di scarto, erano corsi ai ripari invitando l’azienda a riprendere le trattative proprio per evitare che sulle trenta mobilità messe in cantiere da diversi mesi si subisse un’accelerazione. Tentativo vano visto che lunedì Faurecia ha comunicato di aver aperto la procedura di mobilità a margine di un summit andato in scena negli uffici della Regione.
«Opportunità persa, sito a rischio» Oltre al dramma della mobilità, i vertici aziendali calcano la mano sull’occasione sfumata per l’avvio di ingenti investimenti, circa 10 milioni di euro, che avrebbero permesso «al sito di Terni di ambire all’assegnazione di progetti in corso all’interno dei vari stabilimenti del Gruppo, così da garantire la stabilizzazione dei volumi nel triennio 2016-2018 e conseguentemente il mantenimento dei livelli occupazionali». In questo senso, da Faurecia spiegano anche: «Le misure previste dall’accordo, compere quelle relative alla riduzione del costo del lavoro, erano finalizzate a rendere il sito di Terni attrattivo per i nuovi business e competitivo rispetto agli stabilimento dello stesso comparto. Esprimiamo forte preoccupazione per il futuro non avendo colto un’opportunità che ora potrebbe mettere a repentaglio produzione e occupazione».
Stop a contrattazione 2° livello, nuova organizzazione lavoro e pause Come noto, infatti, l’accordo prevedeva anche una riduzionale salariale su base triennale e per tutti i lavoratori di Faurecia, dagli operai fino ai quadri dirigenti, che nell’operazione avrebbero lasciato sul campo il 3% dello stipendio nel 2016, il 2% nel 2017, e l’1% nel 2016. «Venuta meno l’ipotesi di accordo – prosegue la comunicazione dell’azienda – l’azienda intende dar corso ai licenziamenti collettivi previsti nella procedura di mobilità, la stessa si riserva anche di adottare una nuova organizzazione del lavoro e nuova disciplina delle pause (altra questione oggetto di referendum, ndr) a partire dal 31 agosto, mentre si esclude il rinnovo della contrattazione di secondo livello». La reazione dell’azienda alla bocciatura del referendum è, dunque, pesantissima.
Indetto sciopero La controffensiva sindacale non si è fatta attendere e nella mattinata di martedì, a margine di un confronto tra Rsu di Faurecia e le segreterie provinciali dei metalmeccanici, è stato indetto per giovedì il primo sciopero di due ore durante le quali saranno convocate assemblee «per condividere e definire insieme ai lavoratori le iniziative necessarie finalizzate a ottenere il confronto aziendale con un primo e imprescindibile obiettivo che è quello di evitare i licenziamenti e garantire i livelli occupazionali. Come sindacati – conclude la nota – invitiamo tutti i dipendenti a partecipare a questa prima iniziativa di mobilitazione che, in una situazione di contesto complicato, risulta necessaria per scongiurare l’azione unilaterale aziendale e ottenere il confronto già richiesto giovedì 30 luglio e risollecitato il 3 agosto 2015».
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