di Daniele Bovi
Il secondo round in Confindustria, a Perugia, tra sindacati e vertici della Faber, l’azienda di Fossato di Vico in mano alla multinazionale Franke che ha annunciato la chiusura della sede umbra nei giorni scorsi, non ha riservato sorprese positive ai 190 lavoratori e alle loro famiglie. La chiusura dello stabilimento è ormai data come acquisita e gli unici passi in avanti riguardano l’uso della cassa integrazione e i tempi della chiusura, oltre alla disponibilità di assumere 50-60 operai nella sede di Sassoferrato, che dista circa 25 chilometri da Fossato.
La lotta prosegue Visto lo stato di cose la lotta va avanti: «Quella della chiusura è una scelta – dice il segretario della Fiom Cgil di Perugia, Maurizio Maurizi – che non accettiamo. Pertanto, l’assemblea dei lavoratori ha deciso di proseguire la mobilitazione e il presidio permanente di fronte alla fabbrica, almeno fino al prossimo 25 gennaio, cioè dopo il nuovo incontro con la proprietà a cui farà seguito un tavolo con le Regioni Umbria e Marche». Anche l’ipotesi di riassorbire 50-60 persone a Sassoferrato non è piaciuta ai sindacati, che la giudicano «inadeguata». L’unica notizia positiva della giornata riguarda la solidarietà portata dai lavoratori della Perugina che al presidio sotto Confindustria si sono presentati con un carico di dolci e cioccolata.
VIDEO: LE VOCI DAL PRESIDIO DI OPERAI E SINDACATI
Pierotti: non siamo soddisfatti In via Palermo Adolfo Pierotti, segretario della Fim Cisl di Perugia, mostra la coppa assegnata dall’azienda allo stabilimento di Fossato giusto pochi mesi fa: «Era un premio – dice – che dimostrava l’eccellenza dello stabilimento. Ora sa più di Tapiro». L’incontro di lunedì ha lasciato poco soddisfatta anche la Cisl: «E’ cambiato poco o niente – dice Pierotti -: le ipotesi di razionalizzazione messe sul tavolo dall’azienda non ci convincono e glielo abbiamo spiegato in 27 lingue, italiano compreso. L’azienda, nonostante qualche cedimento sul fronte dei costi e del mecato, è in salute».
Le storie dei lavoratori Per il resto, in via Palermo, va in scena la rabbia dei lavoratori che si mischia ai timori per il futuro. Claudio Ferri ha 53 anni, 37 di contributi e due figli. Uno di loro lavora alla Faber e rischia di finire cassintegrato come il padre: «Ora – dice Ferri – voglio sapere qual’è la fine che mi aspetta». Ma il caso emblematico della crisi dell’appennino umbro-marchigiano è Angelo Costantini, assessore alle Attivtà produttive di Fabriano e, soprattutto, lavoratore della Merloni: «Una volta – dice ai microfoni di Umbria24.it – la nostra città era il Bengodi, ora abbiamo il 14% di disoccupazione in un territorio dove le imprese chiudono o delocalizzano. Per quanto mi riguarda io sono un amministratore tra poco disoccupato».
La riforma del governo A complicare ulteriormente la giornata dei 190 operai Faber è arrivata anche l’ipotesi di riforma del mercato del lavoro presentata ai sindacati da Mario Monti. Riforma che andrebbe a incidere pesantemente sulla cassa integrazione ordinaria. La cassa integrazione, secondo quanto emerso dall’incontro di oggi sarebbe al centro della riforma degli ammortizzatori sociali con l’intenzione dell’Esecutivo di limitarne la durata e l’utilizzo ai soli casi di rientro al lavoro. Ipotesi questa che trova l’opposizione delle parti sociali. Secondo le intenzioni del governo, dovrebbe restare solo la cassa ordinaria (quella legata ad aventi temporanei e con una durata massima di 52 settimane) mentre si eliminerebbe la possibilità di utilizzarla a fronte di chiusura dell’azienda (come ad esempio la cassa straordinaria prevista per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese). A fronte del mancato rientro in azienda si studia invece un’indennità risarcitoria e il rafforzamento del sussidio di disoccupazione.

