di Daniele Bovi
Nonostante un recupero nell’ultimo trimestre dell’anno, il 2025 dell’export umbro si chiude con il segno meno. A certificarlo è l’Istat che mercoledì ha pubblicato i dati relativi alle esportazioni delle regioni italiane nel 2025.
I dati Complessivamente le aziende umbre hanno venduto all’estero beni per 5,810 miliardi di euro contro i 5.867 dell’anno prima; una contrazione pari a circa l’uno per cento. La flessione è da imputare al secondo e al terzo trimestre dell’anno, durante i quali sono stati lasciati per strada oltre 180 milioni di euro, mentre nel primo trimestre e nell’ultimo la performance è stata positiva (+124 milioni di euro).
I paesi Se si guarda ai paesi, il calo è da imputare soprattutto ad alcuni dei partner più importanti delle imprese umbre. Partendo dagli Usa, dopo un andamento altalenante nel corso dell’anno a causa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, il 2025 si è chiuso sugli stessi livelli del 2024: il valore delle merci esportate è stato pari a 734 milioni di euro, appena 4 in meno rispetto all’anno prima. Da notare poi come l’andamento tra le due province sia molto differente: quella di Perugia ha addirittura aumentato l’export verso gli States (da 637 a 678 milioni) mentre quella di Terni, in cui è preponderante il peso dell’acciaio ternano, ha accusato un quasi dimezzamento: da 101 a 56 milioni di euro.
La Germania e gli altri Negativo anche il dato della Germania, principale partner commerciale della Regione. Il paese sta vivendo una delle fasi economiche più complicate degli ultimi tempi e il valore dell’export umbro è passato dai 973 milioni del 2024 agli 882 dell’anno dopo. Nessuna variazione di rilievo invece per la Francia (il dato è stabile intorno ai 540 milioni di euro), mentre il balzo in avanti delle vendite verso la Spagna è notevole: da 355 a 446 milioni. Stabile anche il Belgio con un valore di poco superiore ai 200 milioni, così come Inghilterra (sempre intorno ai 200 milioni) e Polonia (171 milioni) mentre verso la Romania c’è stata una flessione da 221 a 205 milioni. Importanti infine anche le flessioni verso la Cina (da 166 a 136 milioni) e i Paesi Bassi (da 207 a 183 milioni).
I settori Spostando l’attenzione sui principali settori, anche in questo caso il quadro è variegato. L’agricoltura ha perso quasi il 5 per cento, con una quota sul totale nazionale scesa sotto il 2 per cento; continua invece la corsa dell’abbigliamento, che sfiora il 10 per cento e che ha toccato quasi il 3,5 per cento del totale nazionale. Quanto all’acciaio ternano, si parla di un -7,5 per cento, mentre per macchine e altre apparecchiature il calo è del 9,5 per cento. Mantiene invece la propria quota il settore dei mobili (+1 per cento), mentre quello del legno cresce del 9,5 per cento, arrivando a toccare una quota del 2,2 per cento sul totale dell’export nazionale. A chiudere, la chimica contiene le perdite al 3,5 per cento.
L’Italia Che 2025 è stato invece nel complesso per l’Italia? L’anno si è chiuso con un segno positivo (+3,3 per cento), anche se con andamenti diversi tra le varie aree del Paese. La crescita è stata particolarmente forte nel Centro Italia (+13,2 per cento), mentre è stata più contenuta nel Nord-ovest (+2,3 per cento), nel Nord-est (+2 per cento) e nel Sud (+3,2 per cento). In controtendenza invece le Isole, che registrano una flessione dell’11 per cento.
Le regioni Tra le regioni, i risultati migliori arrivano soprattutto dal Centro, nell’ambito del quale quindi l’Umbria è in controtendenza. La Toscana guida la classifica con un +21,3 per cento, seguita da Friuli-Venezia Giulia (+17,8), Calabria (+10,8), Liguria (+10,2) e Lazio (+9,6). Sul versante opposto, le flessioni più marcate riguardano Basilicata (-17,8 per cento), Sardegna (-11,4), Sicilia (-10,8) e Marche (-7,6). A spingere la crescita complessiva sono stati soprattutto alcuni settori, in particolare quello farmaceutico e chimico-medicinale, che ha contribuito in modo rilevante all’aumento delle esportazioni grazie alle vendite da regioni come Toscana, Lazio e Lombardia.
