di Daniele Bovi
Il 2025 si conferma un anno negativo per le esportazioni umbre, con il peso dei dazi imposti dall’amministrazione Trump che impatta specialmente su determinati settori mentre alcuni tra i più importanti mercati di sbocco mostrano segnali di sofferenza. Il punto sull’export delle regioni italiane è stato fatto giovedì dall’Istat, che ha pubblicato i dati relativi al terzo trimestre.
Il quadro Tra gennaio e settembre l’Umbria è arretrata del 2,5 per cento, unica regione del Centro Italia in sofferenza insieme alle Marche (-4,9 per cento); la Toscana infatti fa segnare un +20,2 per cento e il Lazio un +14. Quello umbro è anche un dato in controtendenza rispetto al resto del paese: l’export italiano è infatti cresciuto del 3,6 per cento, con il Centro che ha fatto registrare un +14,3 per cento, tutto il Nord un +1,9 e il Sud un +3,2. In termini assoluti, tra gennaio e settembre le aziende del Cuore verde hanno venduto all’estero beni per 4,369 miliardi di euro contro i 4,480 dello stesso periodo dell’anno prima.
I settori Buona parte dei settori umbri è in sofferenza. Partendo da quelli quantitativamente più rilevanti, l’agricoltura arretra dell’1,6 per cento, la chimica del 2,7, i metalli (vedi alla voce Ast) di quasi l’11 per cento, i macchinari e gli apparecchi professionali del 12,8, i mezzi di trasporto del 7, i mobili del 3,2. A fare da contraltare invece – ma non in modo da determinare un’inversione del quadro complessivo – ci sono l’abbigliamento (leggi Cucinelli, ma non solo) e il tessile con un +7,4 per cento e una quota sul totale nazionale arrivata ormai al 3,5 per cento, il legno (+5,3) e la carta (+19,5). Per il resto, si soffre.
I paesi Consultando la banca dati dell’istituto di statistica emerge poi un quadro variegato a proposito dei principali mercati di sbocco delle merci umbre. Nei primi 9 mesi dell’anno l’Umbria ha venduto in Germania beni per 677 milioni, 80 in meno rispetto all’anno prima; per quanto riguarda la Francia si passa da 412 milioni a 400, per il Regno Unito da 147 a 141 e per la Cina da 127 a 94.
Gli Usa i dazi E gli Stati Uniti? Che impatto stanno avendo i dazi? Nel complesso tra gennaio e settembre l’Umbria ha esportato prodotti per 549 milioni di euro, 12 in più rispetto a un anno prima, ma se si guarda ai settori emerge un affresco a più tinte. Il settore dei macchinari e dei materiali da trasporto – di gran lunga il più importante – passa dai 240 milioni dei primi 9 mesi del 2024 ai 213 dello stesso periodo del 2025; i prodotti alimentari (molti specialmente all’inizio dell’anno hanno spostato le merci negli Usa per anticipare i dazi) tiene a quota 29 milioni di euro, le bevande (vedi il vino, ma non solo) arretrano da 9,7 a 8,1 milioni, la chimica passa da 12,1 a 14,7 milioni, l’acciaio da 6,7 milioni a 3, le calzature da 12,5 a 11 mentre strumentazioni professionali e mobili tengono botta (rispettivamente a quota 10 e 5 milioni). A compensare i segni meno è l’abbigliamento: se nei primi tre trimestri del 2024 negli Usa erano stati venduti capi per 149 milioni nel 2025 si è arrivati a quasi 187. Tra qualche mese si tirerà una riga e si capirà com’è andato questo difficile 2025.
