Container in un porto

di Daniele Bovi

Il 2023 dell’export umbro si chiude con il segno meno. Il dato emerge dal report sulle esportazioni delle regioni italiane pubblicato martedì dall’Istat.

Segno meno Secondo quanto riportato dall’Istituto di statistica, nel corso del 2023 c’è stata una flessione del 3,6 per cento dopo il +23,6 per cento dell’anno prima; nel 2019 invece l’incremento è stato del 2,1 mentre l’anno dopo, segnato dal Covid, c’è stata una flessione del 12 per cento, seguita da una ripresa nel 2021 (+23,8 per cento). In termini assoluti, nel 2023 le imprese della regione hanno venduto all’estero beni per 5,606 miliardi di euro, 207 milioni in meno rispetto all’anno prima.

I settori Guardando più in profondità, l’andamento è diverso a seconda dei settori. Un peso notevolissimo sull’andamento dell’export umbro ce l’hanno ad esempio acciaio e tessile, che hanno nomi e cognomi precisi: Arvedi-Ast e Cucinelli. Nel 2023 per il tessile c’è stata una crescita del 19,7 per cento e per l’abbigliamento del 22,5, con quote sul totale dell’export nazionale passate rispettivamente dall’1 all’1,2 per cento e dal 2,2 al 2,6 per cento. Per i metalli invece il calo è stato del 33,5 per cento, con una quota sul totale scesa dal 2,3 all’1,8 per cento.

Le performance Per quanto riguarda gli altri settori bene cibo e bevande (+11 per cento) e macchinari (+17 per cento); per molti altri invece segno meno: l’agricoltura ha lasciato sul terreno l’8,6 per cento (con una quota sul nazionale passata dal 2,5 al 2,1 per cento), attività manifatturiere (-3,9 per cento), legno e prodotti in legno (-13 per cento), mobili (-8,5 per cento), apparecchi elettrici (-19,3 per cento), sostanze e prodotti chimici (-12 per cento) e così via.

In Italia A livello nazionale, nel 2023 l’export è rimasto stazionario; un dato frutto dell’aumento marcato per il Sud (+16,8 per cento) e di uno più contenuto per il Nord-ovest (+2,7 per cento), mentre una flessione c’è stata per il Nord-est (-1 per cento) e il Centro (-3,4 per cento); netta contrazione infine per le Isole (-21 per cento).

Il commento «La forte crescita per il Sud – spiega Istat – è trainata soprattutto dalle maggiori vendite della Campania, in particolare di prodotti farmaceutici e autoveicoli; quella più moderata per il Nord-ovest è sostenuta dal Piemonte – grazie anche alla positiva dinamica delle vendite di autoveicoli –, mentre è modesta la crescita dell’export della Lombardia. Marche e Lazio contribuiscono alla flessione per il Centro; Veneto e Friuli-Venezia Giulia a quella per il Nord-est. La netta contrazione per le Isole si deve sostanzialmente alla riduzione dell’export di prodotti della raffinazione».

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