di Daniele Bovi
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Inizia col piede sbagliato il 2013 per l’export umbro. Secondo i dati diffusi martedì mattina dall’Istat infatti nel primo trimestre dell’anno le esportazioni delle aziende umbre sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Flessione più forte rispetto al -0,7% nazionale e, soprattutto, in netta controtendenza rispetto al +2,2% dell’Italia centrale (+13% per le Marche). Una percentuale negativa che arriva dopo numerosi trimestri positivi che hanno permesso alla regione di recuperare i livelli pre-crisi. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, in termini assoluti tra gennaio e marzo sono state vendute all’estero merci per 903 milioni di euro contro i 946 dell’anno precedente. Nelle stesse ore la Banca d’Italia ha parlato di un 2013 che per l’Umbria sarà un altro anno negativo.
Doccia fredda Il dato del primo trimestre arriva come una doccia fredda dopo che nel 2012 le esportazioni regionali avevano fatto segnare un +7,6%. Una battuta d’arresto che, come emerge dall’analisi dell’Istat, è più forte verso i paesi dell’Ue. Qui, registra l’Istituto, il calo è del 7,2% mentre verso i paesi extra Ue la flessione si è fermata allo 0,9%. Insomma, recuperato e migliorato, già dal 2011, il livello delle esportazioni pre-crisi il treno nel primo trimestre dell’anno sembra essersi fermato. A livello settoriale un dato particolarmente negativo è quello che arriva dall’estrazione di minerali, cave e miniere: -76% rispetto allo stesso periodo del 2012 e, soprattutto, un brusco arretramento sulla quota nazionale. Se infatti questo settore umbro nel primo trimestre dell’anno scorso valeva lo 0,9% del totale nazionale, ora la percentuale è scesa allo 0,3%.
I settori Giù anche la manifattura (-6,6%), il tessile e abbigliamento (-11%), gli apparecchi elettrici (-24%) e per i metalli di base e prodotti in metallo che, perdendo il 24%, fanno scendere la quota nazionale dal 2,7% al 2,2%. Grande balzo in avanti invece per i prodotti agricoli (+140%) che passano dall’1% nazionale al 2,3%, per gli articoli in pelle (+14%), per i minerali non metalliferi (+15,5%) e per gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+18%). A livello nazionale, detto della performance nazionale e di quella dell’Italia centrale, è da segnalare l’arretramento del Sud (-6%), del Nord Est (-0,8) e la tenuta del Nord Ovest (+0,5%). Complessivamente le esportazioni nel primo trimestre raggiungono 94,609 miliardi di euro. Le regioni che contribuiscono maggiormente alla flessione delle vendite estere sono Puglia (-16,1%), Sicilia (-9,9%), Friuli-Venezia Giulia (-6,8%), Lombardia (-0,6%) e Sardegna (-9,1%). Tra le regioni in espansione si segnalano come particolarmente dinamiche le già citate March, la provincia di
Bolzano (+3,8%), la Liguria (+2,5%) e il Lazio (+2,4%).
