Lavoro = dignità. Gli operai dipendenti dell'azienda Antonio Merloni, in segno di protesta, scioperano con striscioni e conducono la loro manifestazione occupando gli operai della stazione di Fossato di Vico in Umbria
La protesta degli operai Merloni (foto archivio Troccoli)

di D.B.

Un’altra doccia fredda: la Corte d’appello di Ancona ha confermato l’annullamento della vendita della ex Antonio Merloni alla J&P Industries di Porcarelli. La notizia è arrivata nella serata di lunedì, piazzando un ulteriore tassello a favore delle banche creditrici dopo la sentenza di primo grado. Dopo la sentenza grande è lo sconcerto tra i lavoratori e i sindacati, che molto avevano puntato sul cosiddetto emendamento ‘Salva Merloni’ contenuto nel decreto Destinazione Italia. Emendamento che stabilisce la legittimità delle vendita di aziende in esercizio nell’ambito del procedimento fallimentare. «I lavoratori – dicono Fim, Fiom e Uilm di Umbria e Marche – non si arrendono. Ancora una volta i poteri forti rappresentati dalle banche hanno avuto la meglio su coloro che sono stati per molto tempo il volano dell’economia reale, cioè i lavoratori». Per discutere l’accaduto e decidere come reagire a Fabriano e Nocera verranno convocate assemblee con i lavoratori.

Incertezza La conferma dell’annullamento ha fatto salire la preoccupazione, tanto che i presidenti di Umbria e Marche, Catiuscia Marini e Gian Mario Spacca, hanno chiesto al premier Matteo Renzi un «incontro urgente per valutare tutte le iniziative necessarie a definire le prospettive per l’area di crisi ed i lavoratori interessati», esprimendo poi «forte preoccupazione per lo scenario di incertezza che si apre a seguito della sentenza». «A distanza di cinque anni e mezzo dall’avvio dell’amministrazione straordinaria e a due anni e mezzo dalla cessione degli assett industriali – scrivono Marini e Spacca che parlano anche di un possibile ricorso alla Cassazione – la decisione della Corte d’appello rischia infatti di rimettere in discussione un pezzo importante del programma di rilancio dello sviluppo industriale dell’area appenninica coinvolta dalla crisi della Merloni oltre che aprire una fase dagli esiti in questo momento non prevedibili rispetto alla prospettiva dei 700 lavoratori occupati dalla J&P Industries di cui 350 nello stabilimento di Nocera Umbra».

Senza prospettive Un incontro urgente a Regioni e governo lo chiedono anche Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, che ricordano poi come il 12 maggio «scade come una mannaia la cassa integrazione» per i 600 dipendenti che non sono stati riassunti. «In questa situazione estremamente confusa – scrivono – i 700 lavoratori di Gaifana e di Fabriano non possono rimanere senza lavoro, senza cassa integrazione, senza prospettive. Quella che è e che rimane una delle più grandi vertenze dell’Italia centrale non può rimanere senza risposte alcuna, con un accordo di programma totalmente sulla carta e con un territorio, come quello della fascia appenninica, sempre più senza prospettive». Il consigliere regionale Pd Andrea Smacchi parla invece di «ulteriore colpo inferto al territorio che rischia da oggi di rimanere sempre più isolato e non certo in senso figurato», mentre secondo il deputato Pd Giampiero Giulietti «è inaccettabile che gli interessi delle banche prevalgano sugli interessi dei lavoratori».

Cassa integrazione Giulietti ricorda infine il problema della cassa integrazione, negli ultimi mesi arrivata a singhiozzo: «A maggio – scrive – termineranno gli ammortizzatori sociali per i 600 lavoratori umbri che non sono stati ancora riassorbiti mentre la sentenza del tribunale impedisce ai 300 lavoratori dello stabilimento di Colle di Nocera di accedere alla cassa integrazione; è necessario attivarsi quindi quanto prima per evitare che a queste persone venga negata ogni forma di tutela e con essa qualsiasi speranza nel futuro». Il deputato insieme ai colleghi marchigiani è stato tra i promotori dell’emendamento al decreto, ed è proprio su quello che vengono riposte le speranze in vista del ricorso in Cassazione: «Quel principio che lì si stabilisce – conclude Giulietti – dovrà essere applicato anche alla vicenda Merloni in sede di Cassazione. Se infatti la sentenza di ieri dovesse divenire esecutiva, i lavoratori riassorbiti dalla J&P Industries rischierebbero di perdere nuovamente il posto di lavoro e finirebbero insieme alle loro famiglie in uno stato di profonda incertezza».

Ricorso A muoversi è anche il sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola che, insieme all’assessore al Lavoro Galli, oltre ad esprimere «piena solidarietà ai lavoratori incolpevoli», «chiedono chiarimenti ai commissari del Ministero. «Prima – dice il sindaco – vogliamo leggere la sentenza, ma intanto stiamo già convocando le parti sociali coinvolte. Prevediamo un passaggio con tutte le rappresentanze per poi avere precisi chiarimenti dai commissari della procedura Antonio Merloni Spa in amministrazione straordinaria. Intendiamo, inoltre, chiedere al ministero dello Sviluppo economico le modalità con le quali intende intervenire e prevedere adeguate tutele a favore dei lavoratori».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.