La sede della commissione UE

L’Europa sarebbe pronta a varare dazi antidumping sull’acciaio inossidabile laminato a freddo prodotto in Cina e Taiwan. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Reuters lo scorso 6 marzo e i provvedimenti, sollecitati anche dall’amministratore delegato di Tk-Ast, Lucia Morselli, durante l’audizione in Senato, sarebbero attesi entro la fine del mese.

Dazi antidumping su acciaio inox In particolare ormai da un paio di settimane l’ipotesi che circola prevederebbe l’applicazione di tariffe del 25% per le produzioni cinesi del 12% per quelle di Taiwan, anche se i dazi sembrerebbero destinati ad avere carattere provvisorio in attesa dell’esito dell’indagine atteso per settembre. I provvedimenti si inseriscono nella richiesta d’indagine formalizzata nel maggio scorso da Eurofer, la lobby siderurgica europea, secondo cui nel 2013 Cina e Taiwan avrebbero esportato in Ue acciaio inox laminato a freddo per 620 milioni di euro, cioè il 17% dell’intero mercato europeo.

Tk-Ast pronta a sorridere A sostenere l’iniziativa di Eurofer anche il sindacato europeo IndustriAll, le due parti siedono al comitato europeo del dialogo sociale sulla siderurgia, presieduto fino al dicembre scorso dall’italiano Enrico Gibellieri. Ed è proprio il senior policy adviser di IndustriAll, di stanza a Bruxelles, a informare palazzo Spada della svolta attesa sui dazi antidumping che permetterebbero ai produttori europei di recuperare competitività, tra cui naturalmente Tk-Ast.

Di Girolamo Sugli spiragli riferiti da Gibellieri il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo ha affermato: «Si tratterebbe di un elemento di grande importanza per tutti i produttori europei di acciaio, a iniziare da Ast. È da tempo che ci siamo attivati, insieme al territorio, alle altre istituzioni, alle forze politiche e sindacali, affinché da Bruxelles arrivi un pronunciamento chiaro su quanto richiesto da Eurofer e IndustriAll. Gli acciai di scarsa qualità nel volgere di un anno, provenienti dai paesi asiatici, hanno raggiunto in Europa una fetta di mercato del 30%. Una cifra rilevante per produzioni industriali disattente alle tematiche ambientali e con standard di qualità che non possono essere paragonati a quelli europei. La misura richiesta con forza non è provvedimento protezionistico ma il giusto riconoscimento dei maggiori costi che i produttori europei sostengono a fronte di qualità, retribuzioni salariali e soprattutto rispetto dell’ambiente attraverso procedure certificate. Continueremo a lavorare, anche in sinergia con il Governo, in particolare con il ministero delle Attività Produttive, affinchè le indiscrezioni rilanciate da rilevanti fonti informative e sindacali europee trovino l’adeguata concretizzazione il 25 marzo».