di Ivano Porfiri
Equitalia in Umbria in tre anni ha rastrellato oltre 368 milioni di euro con una crescita dell’11,5% tra il 2008 e il 2010. Lo riporta la relazione della Corte dei conti sulla spa della riscossione tributi.
Il sistema Equitalia Equitalia è, al momento, probabilmente l’entità pubblica (società per azioni partecipata al 51% dall’Agenzia delle entrate e al 49% dall’Inps) più odiata dagli italiani perché porta alla luce il loro pessimo rapporto con il Fisco. Ma anche per i metodi coercitivi che vengono adottati per indurre l’evasore a pagare, come i pignoramenti o le cosiddette «ganasce fiscali».
Soldi triplicati Un dato di fatto c’è ed è evidenziato dal Sole-24 Ore: Equitalia funziona. Rispetto alle oltre 36 società che riscuotevano i tributi non pagati in Italia prima della nascita della spa, in cinque anni gli introiti sono triplicati: dai 3,8 miliardi del 2005 agli 8,9 del 2010. Una caccia all’evasore che – secondo quanto sottolinea la Corte dei conti – è avvenuta anche in parallelo alla diminuzione dei pignoramenti e delle ipoteche.
150 euro ogni umbro In questo contesto nazionale, l’Umbria è una di quelle regioni dove l’incremento delle somme riscosse viaggia a un ritmo minore. Nel triennio preso in esame (2008-2010) in totale sono stati incassati 368,2 milioni di euro così ripartiti: 119,2 nel 2008, 116,1 nel 2009 e 132,9 nel 2010. C’è stato cioè un incremento dell’11,5% degli incassi tra il 2008 e il 2010, quando mediamente ogni umbro ha sborsato quasi 150 euro di tasse non pagate.
Le altre regioni L’incremento dell’11,5% è superiore solo al dato del Trentino (+9,3%) e della Valle d’Aosta (+0,6%). La regione con l’incremento maggiore di somme recuperate è la Calabria, passata da 181 milioni di euro a 289 (+59,7%), seguita dalla Puglia (+48,3%) e dalla Lombardia (+45%). Ovviamente le somme maggiori vengono riscosse nelle regioni più popolose (l’Umbria è quintultima).
Tensione che cresce Ciò che i dati non dicono è l’effetto che il giro di vite di Equitalia sta sortendo, specie in un periodo di crisi come questo per le famiglie italiane. I soldi scarseggiano, le banche non aiutano più di tanto le imprese, c’è meno lavoro e, di conseguenza, una cartella esattoriale «pesa» più del passato. Intorno a Equitalia si sono create tensioni, anche se non è certo del riscossore (o, peggio, di chi ci lavora) la responsabilità dell’applicazione di leggi che tentano di intaccare l’elevatissima evasione fiscale italiana.
Indagini sull’allarme bomba Fatto sta, però, che la tensione ha preso corpo fino ad arrivare ad episodi preoccupanti: anche a Perugia mercoledì c’è stato un allarme bomba. Proseguono le indagini della polizia per risalire al colpevole, che rischia l’incriminazione per procurato allarme. Resta, intanto, una situazione difficile per gli impiegati, parafulmine di tensioni sociali e ingranaggi di un meccanismo più grande di loro.

