di Francesca Torricelli
Il presidente della Camera di commercio, nei giorni scorsi, aveva parlato di «una realtà interna a dir poco stagnante». Sono 437 le attività commerciali che nel 2012 hanno chiuso i battenti (e altre 134 nei primi due mesi di quest’anno) con volumi di vendita in calo dell’11,7%.
In ginocchio «Il 2012 si è chiuso male. Ecco, il 2013 è partito ancora peggio». Con queste parole inizia la chiacchierata con Ivano Rulli, presidente di Confcommercio. Che racconta: «Purtroppo la triste realtà del nostro Paese, che si trova oramai in ginocchio, non aiuta piccole realtà come Terni. C’è bisogno di far ripartire l’economia, rimettere in circolo il denaro. La gente non spende più e gli esercenti, ogni giorno, si trovano a dover fare i conti con nuove tasse e si vedono costretti a chiudere. Uno dopo l’altro».
I dati L’impressione o, meglio, la percezione, è che non si riesca ad avere un quadro aggiornato della situazione e, di conseguenza, si arrivi spesso in ritardo nell’ipotizzare soluzioni. Esiste un database che permette di verificare lo stato delle cose in tempo reale? «Il problema sa qual è? L’esercente che chiude l’attività, può aspettare fino alla fine dell’anno per comunicarlo. Capisce bene che diventa problematico seguire le cose. Anche se, passeggiando per la città, chiunque può rendersi conto, ogni giorno, della chiusura di un’attività».
Le risposte Una vostra decisione, quella di procedere unilateralmente, ritirando il pacchetto di proposte che avevate presentato al Comitato interassociativo della Camera di commercio, aveva suscitato qualche perplessità: «È stata presa perché, a nostro avviso, le tempistiche decisionali erano troppo lunghe. Siamo stanchi dei continui ‘forse’ da parte delle istituzioni. Abbiamo bisogno di risposte più rapide, sia positive che negative, ma purché immediate».
Gli affitti Tra le vostre proposte, c’era l’ipotesi di protocollo d’intesa, tra i proprietari dei locali e i potenziali affittuari, a che punto è? «Si tratta di un’idea che ci sta particolarmente a cuore e sulla quale abbiamo riscontrato anche l’interesse di un partito come Sel, che ha deciso di impegnarsi per sostenerla. Di base c’era la richiesta di un alleggerimento dei costi a carico dell’azienda, per permetterle di rimanere attiva. Si propongono degli ‘affitti concordati’, con delle agevolazioni fiscali per i proprietari e per gli inquilini». Pare che le cose stiano marciando: «ma anche qui, non si hanno ancora delle risposte e siamo ancora nella fase delle promesse». La richiesta è che «il comune, pur non avendo strumenti di legge al riguardo, possa farsi garante del patto tra le categorie».
L’affondo Poi il messaggio forte: «Vogliamo sapere se le istituzioni ci sono vicine, perché la nostra gente ha bisogno di ritrovare la fiducia in loro. Non vorremmo che passasse il concetto, troppe volte lasciato ipotizzare, che la possibilità di portare avanti delle attività e quindi, di riuscire a pagare, ma soprattutto di fare profitti, sia riservata solamente a coloro che non fanno solo commercio, nella vita».
