L’Umbria torna a registrare un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese nel secondo trimestre del 2026, ma i dati, pubblicati sabato dalla Camera di commercio dell’Umbria, confermano che la ripresa procede con lentezza e non basta ancora a recuperare le perdite accumulate nell’ultimo anno. Tra aprile e giugno sono state iscritte al Registro delle imprese 1.055 nuove attività, a fronte di 708 cessazioni. Il saldo è quindi positivo per 347 imprese e porta il totale delle aziende umbre registrate a 89.186.
I numeri Nonostante il risultato favorevole, il tasso di crescita trimestrale si ferma allo 0,39 per cento, ben al di sotto della media nazionale dello 0,56 per cento. Peggio dell’Umbria fanno soltanto Sicilia (0,36 per cento) e Basilicata (0,30 per cento), mentre il Centro Italia si conferma l’area più dinamica del Paese con una crescita media dello 0,64 per cento. Il dato positivo della primavera, inoltre, non modifica il quadro complessivo. Rispetto a giugno 2025, infatti, l’Umbria conta 1.122 imprese in meno, pari a una riduzione dell’1,2 per cento, una flessione leggermente superiore a quella registrata a livello nazionale (1 per cento).
Le province La crescita non è uniforme nelle due province umbre. Terni mette a segno la performance migliore in termini percentuali, con 283 nuove iscrizioni, 177 cessazioni e un saldo positivo di 106 imprese, pari a un tasso di crescita dello 0,50 per cento. Perugia contribuisce maggiormente in termini assoluti, con 772 aperture e 531 chiusure, per un saldo di 241 imprese, ma il tasso di crescita si ferma allo 0,35 per cento.
L’artigianato Un segnale incoraggiante arriva dall’artigianato, che torna a crescere dopo anni di calo. Nel trimestre le imprese artigiane aumentano di 55 unità grazie a 298 nuove iscrizioni e 243 cessazioni, con un tasso di crescita dello 0,29 per cento. Anche in questo caso, però, il dato resta inferiore alla media italiana (0,43 per cento) e il confronto con lo scorso anno rimane negativo: tra giugno 2025 e giugno 2026 sono scomparse 447 imprese artigiane. Anche nell’artigianato emerge una differenza tra i territori. Terni cresce dello 0,33 per cento, mentre Perugia si ferma allo 0,27 per cento. Cambia inoltre il volto del comparto: aumentano attività legate ai servizi alla persona e alle nuove tecnologie, mentre continuano a diminuire alcuni mestieri tradizionali. In Umbria crescono, ad esempio, gli estetisti, i serramentisti e i trasportatori, mentre calano falegnami ed elettricisti.
Le trasformazioni Prosegue anche la trasformazione della struttura delle imprese. Nel secondo trimestre le società di capitali aumentano di 270 unità e, rispetto a un anno fa, sono 637 in più. Oggi rappresentano il 29,53 per cento del totale delle imprese umbre, la quota più alta mai registrata nella regione, anche se ancora distante dalla media nazionale del 34,2 per cento. Continua invece il calo delle imprese individuali, diminuite di 1.341 unità nell’ultimo anno. Restano comunque la forma giuridica più diffusa, rappresentando quasi la metà del tessuto imprenditoriale umbro.
Mencaroni Commentando i dati, il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, invita a guardare oltre il saldo positivo del trimestre e sottolinea la necessità di consolidare il sistema imprenditoriale regionale. «I dati consegnano all’Umbria un trimestre positivo – scrive – ma invitano a distinguere il movimento dalla tendenza: 347 imprese in più rappresentano un recupero, mentre la perdita di 1.122 attività nell’arco di un anno segnala una debolezza ancora presente». E aggiunge: «Il punto non è soltanto aumentare il numero delle imprese, ma creare le condizioni perché quelle nuove superino i primi anni di vita, investano e producano occupazione stabile».
