La presentazione del rapporto Bankitalia

di Ivano Porfiri

Nuovo crollo per l’economia umbra. Un tonfo ancora più sonoro, quello registrato nel 2012 perché successivo a un accenno di ripresa e perché ha investito anche i settori che finora avevano tenuto. E il 2013 non fa scommettere su un cambio di rotta che, se ci sarà, arriverà solo a fine anno e solo se si realizzeranno tutta una serie di fattori. E’ un pugno nello stomaco il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia dell’Umbria. Una fotografia del 2012 condita dai primi dati di quest’anno. Davvero poco spazio all’ottimismo.

Pil ai livelli del 1999 «Nel 2012 la contrazione dell’attività economica, iniziata nella seconda metà del 2011, si è fatta più profonda». Questi i termini adoperati da Bankitalia, che tradotti in numeri fanno un calo del Pil del 2,1% (stime Prometeia). Lievemente meglio del -2,4% dell’Italia, ma se ampliano gli orizzonti e si guarda al periodo 2007-2012 l’economia regionale è calata del 9,1% a fronte di un -7% di quella nazionale e -6,6% del Centro Italia. Una debacle che riporta l’Umbria ai livelli di Prodotto interno lordo del 1999.

2013 negativo «Le previsioni per l’anno in corso – scrive Bankitalia – prefigurano il proseguimento della fase di debolezza congiunturale; il calo dell’attività dovrebbe comunque arrestarsi negli ultimi mesi dell’anno». Con la postilla che ricalca il rapporto sull’economia italiana: «Solo se – dice il direttore della filiale di Perugia Antonio Carrubba – si verificheranno alcune condizioni, come lo sblocco effettivo dei crediti verso le imprese della pubblica amministrazione o la ripresa del mercato interno».

Crollo della domanda interna Secondo Bankitalia, gran parte del nuovo tonfo è dovuto al crollo della domanda interna, a cui si rivolge prevalentemente l’economia umbra. Il trend dovrebbe proseguire anche nel 2013. Dall’indagine condotta tra le imprese, il saldo tra quelle che dichiarano crescita del fatturato e quelle che dichiarano calo è negativo del 25% (nel 2011 era +30%). Tra le imprese dicono di aver chiuso in utile solo una su due (nel 2011 erano il 70%). Guardando al 2013 solo quelle con oltre 50 addetti prevedono un aumento.

Male tutti i settori Se la prima fase della crisi aveva fatto salvi alcuni settori, come il Terziario (che pesa il 70% sul valore aggiunto), il crollo del 2012 è stato generalizzato. Nei servizi, tra le imprese con meno di 20 dipendenti (la stragrande maggioranza) quasi la metà ha dichiarato un calo del fatturato e molte prevedono un andamento negativo anche nel 2013.  Peggio ancora le imprese del commercio e va giù anche il turismo: -1,6% degli arrivi e -5,3% dei turisti italiani. Crescono quelli stranieri (+1,9% di presenze) ma spendono l’1,6% in meno. Tra le strutture ricettive male quelle piccole, mentre tengono quelle di categoria medio-alta (i 4 stelle prevedono una ripresa nel 2013).

Costruzioni nel baratro Secondo le stime Prometeia nel 2012 il settore edile è calato in valore aggiunto del 6,3%, circa lo stesso calo registrato tra 2007 e 2011. Male sia l’edilizia residenziale che le opere pubbliche. Le compravendite di abitazioni si sono ridotte del 26,1% in un anno con i prezzi giù del 6%.

Fallimenti boom Nel 2012 sono fallite 222 imprese umbre mentre 33 hanno ricorso a concordato preventivo. «Molte – viene spiegato – andavano male già prima della crisi, che ha solo accelerato la loro scomparsa». Ma il balzo del 2012 sul 2011 è comunque impressionante.

Bene l’export ma pesa poco Unica nota positiva nel quadro generale viene dall’export. Le esportazioni a prezzi correnti sono cresciute del 7,6% (a fronte del +3,7% italiano), tuttavia se in Italia l’export pesa per il 25% sul Pil, in Umbria lo fa appena per il 15%. E il risultato è comunque drogato dalla componente delle acciaierie di Terni.

Lavoro ai minimi Durissimi i riflessi della situazione sul mercato del lavoro. Nel 2012 l’occupazione in Umbria è scesa dell’1,4% rispetto al 2011 (persi 5 mila ulteriori posti in un anno), con il tasso di disoccupazione balzato di quasi 3 punti al 9,8%. Tra i giovani (15-34 anni) il tasso di occupazione è sceso dal 51,7 al 49,5% e il tasso di disoccupazione salito al 18,7%. Peggiora anche la qualità dell’occupazione: i disoccupati laureati ormai sono ai livelli di quelli con la terza media. Non stupisce il nuovo balzo degli ammortizzatori sociali: 28 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate pari a 16 mila lavoratori a tempo pieno. Hanno ricorso alla Cig in deroga ben 3 mila imprese.

Credito Guadando ai rapporti col mondo bancario, il credito si è ridotto dello 0,9% rispetto al 2011, sia per le imprese (-0,6%) che per le famiglie (-0,4%). La diminuzione – secondo Bakitalia – è influenzata dall’andamento negativo dei finanziamenti ai primi 5 grandi gruppi bancari. Peggiora anche la qualità del credito: il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti si è portato al 3,4%. Il complesso dei crediti deteriorati delle banche a fine 2012 era del 22,2%. In aumento, infine, la raccolta bancaria (+6%) indice di un aumento del ricorso ai depositi a risparmio: meno rendita ma meno rischio.

Pubblica amministrazione Un capitolo viene infine dedicato alla pubblica amministrazione. Sostanziale promozione per gli enti umbri, specie in campo sanitario. Leggi qui il dettaglio.

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