di Ivano Porfiri
L’Umbria guarda a Est per aprire le porte di nuovi mercati. E lo fa attraverso uno dei due principali gruppi bancari italiani. Sono 320 le aziende che partecipano a “East Gate Export”, l’iniziativa lanciata dal Consiglio di Territorio UniCredit per incentivare l’export delle pmi umbre in Polonia, Romania, Russia e Germania. Mercati in cui spesso, per “nanismo” non si riesce a penetrare.
Mercati enormi Dopo aver toccato altre province, l’iniziativa ha fatto tappa a Perugia. “East Gate Export” è stata un’occasione per incentivare l’export delle piccole e medie aziende italiane verso i mercati dell’Europa Centro Orientale, mettendo direttamente in contatto gli imprenditori con gli esperti italiani di UniCredit che operano in Polonia, Romania, Russia e Germania, quattro mercati da oltre 280 milioni di consumatori. Anche la Germania è stata inserita, seppur non sia propriamente un “paese dell’Est”. «Ce lo hanno chiesto le imprese locali – spiega Luca Lorenzi, responsabile Centro Nord di UniCredit – e noi lo abbiamo fatto ben volentieri».
Le informazioni a disposizione I 450 imprenditori intervenuti in rappresentanza di oltre 320 aziende umbre partecipanti, hanno potuto ottenere un quadro completo del contesto economico, fiscale e legislativo dei quattro Paesi durante gli incontri personalizzati con esperti di UniCredit e consulenti indipendenti (legali, societari e fiscali). Gli imprenditori, inoltre, hanno avuto la possibilità di attivare un contatto diretto e operativo per intraprendere o potenziare la propria attività di export grazie alle strutture estere di UniCredit, che mette al servizio delle aziende la propria rete commerciale di 1.030 sportelli in Polonia (seconda banca del Paese), 253 in Romania (sesta banca del Paese), 123 in Russia (terza banca privata del Paese) e 950 in Germania (tra i principali istituti finanziari del Paese).
L’export umbro «Le imprese italiane – dichiara Lorenzi – stanno mostrando di avere gli strumenti per reagire alla crisi e le potenzialità per un’apertura ai mercati internazionali attraverso l’export e l’Umbria non fa eccezione. Nel 2010 in Italia il valore delle esportazioni è cresciuto del 15,7% rispetto al 2009 e questo è un dato significativo perché, soprattutto in questa fase dell’economia, le esportazioni possono avere un duplice ruolo chiave: strategia di uscita dalla crisi nel breve periodo e strategia di crescita e di sviluppo nel medio-lungo termine. Per l’Umbria c’è un considerevole potenziale export ancora da sviluppare, dato che, rispetto alla media Italia che è del 24%, l’export umbro rappresenta solo il 15% del Pil regionale. In questo scenario, un gruppo bancario come il nostro, fortemente radicato sul proprio territorio nazionale e contemporaneamente presente nei mercati esteri, può offrire una partnership estremamente vantaggiosa per gli imprenditori che vogliono implementare o potenziare le proprie esportazioni verso Polonia, Romania, Russia e Germania che sono tra i principali mercati di sbocco delle produzioni tipiche umbre e rappresentano da soli già oggi il 23% dell’export regionale».
Le pecche dell’Umbria Lorenzi spiega come «da parte dei mercati dell’Est ci sia grande interesse verso l’Italia, anche per le produzioni di nicchia, ma questi mercati cercano quantità significative di prodotto che spesso la frammentazione non riesce a offrire». L’Umbria, secondo Lorenzi pecca proprio in questo. «Fare discorsi di filiera qui è difficile», rimarca. Anche nella promozione, per il responsabile Unicredit occorre fare di più. «Gli stranieri confondono l’Umbria con la Toscana e questo è indice che non si lavora abbastanza sul brand».
Opportunità concreta «Le imprese dell’Umbria – afferma Stefano Mazzi, presidente del Consiglio di Territorio dell’Umbria – possono e devono puntare sui mercati esteri. E’ proprio a queste imprese che oggi vogliamo fornire una concreta opportunità per mettersi in contatto con quattro Paesi che hanno prospettive di crescita importanti e rappresentano mercati di sbocco molto promettenti».


