L'assemblea di Gualdo

di Barbara Maccari

In una sola notte, sono spariti circa 100 milioni di euro. Tanti soldi, in buona parte risparmi che le famiglie, migliaia quelle umbre (della sola Banca Etruria) avevano messo da parte con fatica per avere una vecchiaia tranquilla, oppure per un progetto o per i figli. Sogni infranti, che lasciano spazio a un senso di disorientamento e incredulità, accompagnato da una buona dose di rabbia. Sabato pomeriggio presso il teatro Don Bosco di Gualdo Tadino si è svolta un’assemblea organizzata da Federconsumatori e Cgil per sollecitare il ritiro da parte del Governo del decreto ‘Salva banche’.

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Nuova direttiva europea Rabbia, tristezza, incredulità, sconforto. Sono queste le sensazioni che si respirano all’interno di un gremito teatro Don Bosco a Gualdo Tadino, una delle zone più colpite dalla vicenda Banca Etruria. Tanti i risparmiatori giunti da Perugia, Città di Castello, Assisi e dalle Marche, che avevano affidato i loro risparmi alla ‘vecchia’ Banca dell’Etruria e del Lazio, vedendoli sparire domenica quando è nata la Nuova Banca Etruria: praticamente la stessa, ma senza perdite e con un capitale ricostituito da 442 milioni di euro. Un’operazione figlia del bail-in, la nuova direttiva europea (che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016) che prevede il salvataggio degli istituti di credito coprendo le perdite con i capitali degli azionisti e degli obbligazionisti, adottata da Bankitalia e dall’Unione Europea e ratificata dal governo per riportare a galla l’ente aretino, insieme ad altri tre: la Banca delle Marche, Cassa di Ferrara e CariChieti. Così l’istituto è stato salvato con un capitale fresco di 442 milioni di euro, con buona pace degli azionisti, quasi tutti inconsapevoli dei rischi che correvano.

VIDEO: L’IMPIEGATA E L’OPERAIO «DERUBATI»

Stop da Bruxelles Gli azionisti si sono ritrovati con nulla in mano, così come chi possedeva obbligazioni subordinate, mentre per i correntisti non è cambiato niente. La prima strada ipotizzata dal Governo per salvare la banca di Arezzo, ovvero l’intervento del Fondo interbancario di garanzia, si è fermata contro il muro di Bruxelles che ha di fatto bocciato il proposito, ritenendolo un aiuto di Stato. Si è passati quindi al piano B attuato domenica.

Nuova normativa Quando ti ritrovi senza i risparmi di una vita da un giorno all’altro capisci che la nuova direttiva europea, della quale fino ad allora ignoravi l’esistenza, è «un esproprio criminale del risparmio, ideato per salvare l’azzardo morale dei banchieri. I crac bancari e l’omessa vigilanza delle banche centrali, saranno addossati a risparmiatori e depositanti tramite lo sciagurato meccanismo del bail-in». Alla logica prevale la rabbia, la desolazione, la preoccupazione, la disperazione, come quella delle tante persone che hanno affollato il Don Bosco sabato pomeriggio.

La gente si fidava A dare il via all’assemblea Alessandro Petruzzi della Federcosumatori che ha ricordato come a Gualdo Tadino «la gente si fidava della banca, da sempre una presenza storica in città con la sua filiale, invece si sono trovati ‘espropriati’ di un pezzo di vita. Famiglie intere si sono fidate ed hanno acquistato azioni ed obbligazioni senza sapere a cosa andavano incontro. Questo decreto più che ‘salva banche’ lo dovremmo chiamare ‘salva cliente’. In questa vicenda i maggiori responsabili sono la Banca d’Italia e la Consob che dovevano vigilare ed invece non lo hanno fatto». «Quello che vogliamo fare assieme alla Cgil – ha aggiunto – è una pressione fortissima perché questo decreto così come è non venga approvato. Domani è stata organizzata una protesta davanti a Montecitorio a partire dalle ore 15. Una class action non sarà possibile, i casi andranno valutati singolarmente».

«Soldi, no credito imposta» La parola è passata poi ai clienti presenti in sala, come Monica Giansanti, che da Modena si è trasferita in Umbria per lavoro: «Quello che pretendo è che mi venga restituito il maltolto, tutti i miei risparmi, messi da parte centesimo dopo centesimo. Ho 47 anni e mi hanno derubato del futuro oltre che del passato, non voglio crediti di imposta, rivoglio indietro i miei soldi e pretendo che questi signori, di cui conosciamo nomi e cognomi, vengano assicurati alla giustizia». Monica ha scaricato poi parte delle colpe sulla politica rea, secondo lei di «non essersi resa conto di quello che stava facendo. Hanno desertificato il territorio da costa a costa, non c’è più un capannone, più un’attività».

Tutela Sulla stessa linea l’intervento di un operaio. «Io lavoro in un’azienda – ha detto – esco di casa alle 6 della mattina e torno la sera, guadagno 1200 euro, ho una moglie e due figli che studiano, chi mi risarcisce? Se mia figlia mi chiede di andare all’università cosa le rispondo che tutti i nostri risparmi non ci sono più? I nostri politici devono tutelare noi cittadini, non i banchieri che rubano».

Emendamenti Risposte da parte del mondo della politica che sono arrivate dall’onorevole tifernate del Pd Walter Verini, l’unico presente in sala per ascoltare e confrontarsi, anche in modo aspro ed acceso con la platea dei consumatori inferociti: «Questa sera sono venuto qui non per prendere dei voti o fare campagna elettorale – ha affermato -, ma per provare a darvi delle risposte. Assieme agli altri parlamentari umbri abbiamo presentato un emendamento che mira in sostanza a creare una sorta di fondo sociale per circa 120 milioni di euro, con intervento statale e del sistema bancario, per risarcire per quanto possibile i cittadini. Un ulteriore emendamento più specifico prevede di far confluire a favore degli stessi obbligazionisti e poi degli azionisti pro quota quanto verrá ricavato dalle azioni giudiziarie in atto o in itinere nei confronti di responsabili di queste situazioni».

No colpa governo «Sono atti doverosi – ha continuato Walter Verini – per venire incontro alle persone come voi che si sono fidate di banche, di filiali, di funzionari del proprio territorio, del proprio paese, della propria frazione. E non vi meritate certamente questa situazione. Con il decreto noi parlamentari del Pd pensiamo che il Governo, nei rigidissimi vincoli europei, abbia evitato il fallimento delle banche, che avrebbe travolto anche i depositi, i conti correnti. Che avrebbe provocato tante centinaia di licenziamenti. Ma gli effetti collaterali, che non dipendono certamente dal Governo, ma dall’azione e dalla direzione di quegli istituti di credito, hanno provocato queste tragedie, per le quali é giusto cercare di porre il più possibile rimedio. Non posso promettervi tutto e subito, intanto partiamo da questi 120 milioni, poi cercheremo di incrementare il fondo».

Punti di assistenza «Saremo fino in fondo accanto a questi cittadini letteralmente truffati da banche e governo – ha commentato Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria – perché oggi è emersa una forte esigenza di ascolto e assistenza per le migliaia di umbri che hanno perso anche somme ingenti dopo il decreto salva banche del governo. Per questo già dalla prossima settimana le nostre sedi e gli sportelli della Federconsumatori saranno pronti ad assistere tutti i cittadini che si rivolgeranno a noi».
Truffa «E’ evidente che ci troviamo di fronte a una truffa organizzata da tempo e ordita contro persone, lavoratori e pensionati, del tutto ignari dei rischi a cui andavano incontro. Spetta alla politica, alle istituzioni e prima di tutto al governo trovare le soluzioni per restituire il maltolto, mentre ci auguriamo che la magistratura individui e persegua i responsabili. Cgil e Federconsumatori dell’Umbria – ha concluso Sgalla – stanno predisponendo, insieme alle altre regioni (Toscana e Marche), un’iniziativa che rompa il muro del silenzio dei media nazionali che sta caratterizzando questa drammatica vicenda, paragonabile per gravità al caso Parmalat».
Soluzione politica Anche il vice presidente dell’assemblea legislativa della Lega Nord, Valerio Mancini, è intervenuto al dibattito: «Una soluzione a questa drammatica vicenda la può trovare solo la politica, perché è la politica che l’ha creata, è una truffa organizzata. Chi doveva controllare non ha controllato, l’Abi, la Banca d’Italia, la Consob, sono tutti responsabili».

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