©Fabrizio Troccoli Foto generica

Prosciutto, salsicce, formaggi ma, in modo indiretto, anche l’industria aerospaziale. Preoccupano e non poco, anche in Umbria, gli effetti della stretta sui dazi verso alcuni prodotti europei da parte dell’Amministrazione statunitense. Il presidente Donald Trump ha deciso, infatti, di imporre gabelle che vanno dal 10 al 25 per cento su molti prodotti provenienti dall’Unione europea. Tutto nasce dal pronunciamento del Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, sui sussidi erogati ad Airbus, ritenuti illegali e in grado di distorcere il mercato danneggiando industrie americane come la Boeing. Ne è scaturita una “guerra commerciale” con effetti a cascata.

La lista Dopo l’annuncio di Trump, c’era grande attesa e grandi timori per la lista di prodotti inclusi tra quelli colpiti dai nuovi dazi, che scatteranno dal 18 ottobre. Alla fine l’elenco ufficiale è stato divulgato dall’Office of the United States Trade Rapresentative. Ci sono alcune buone notizie e altre cattive per l’Italia e anche per l’Umbria. Non ci sono, ad esempio, olio di oliva e prosecco, così come non c’è il vino italiano, prodotto principale dell’export agroalimentare tra Italia e Usa (mentre c’è il vino francese). Quelle cattive, per l’Umbria, riguardano i formaggi come il pecorino romano (prodotto anche nella nostra regione) e i derivati del maiale. Anche se la lista è, al momento, ambigua, su alcuni prodotti. C’è, infatti, il prosciutto ma secondo alcune interpretazioni sarebbero esclusi quelli Dop. Inoltre, l’elenco può essere modificato in ogni momento dalle autorità americane. Ecco la lista tradotta, come riportata da Open:

Liquori e amari;
Formaggi di latte vaccino;
Formaggi di tipo svizzero, emmental e con conformazioni a buchi;
Formaggi a pasta erborinata, tipo gorgonzola;
Formaggi tipo groviera;
Formaggi cheddar;
Formaggi di latte ovino, eccetto quelli da grattugiare;
Formaggi tipo romano, reggiano, parmigiano, provoloni e provole;
Formaggi freschi, incluse mozzarelle;
Yogurt;
Burro;
Altri derivati del latte;
Frutta congelata;
Carne di maiale;
Prosciutti di maiale;
Spalle di maiale;
Preparati di carne suina;
Salsicce di maiale e prodotti simili;
Frattaglie di maiale;
Cozze, vongole e molluschi vari;
Ciliegie;
Pesche, escluse le nettarine;
Miscele di frutta o di altre parti commestibili delle piante;
Arance, mandarini e clementine;
Limoni;
Gelatine di ribes o frutti di bosco;
Pere;
Succhi di pera o di prugna;

I timori per l’Umbria Ovviamente, nell’agroalimentare, c’è chi ha tirato un sospiro di sollievo e chi invece è preoccupato. È il caso, quest’ultimo, dei produttori del prosciutto di Norcia. «I dazi americani sui prodotti dell’agroalimentare italiano potrebbero colpire anche il prosciutto e questo ci impone una riflessione attenta dato che stavamo avviando le procedure per tentare di conquistare proprio il mercato statunitense – dice all’Ansa Pietro Bellini, presidente del “Consorzio di tutela Igp prosciutto di Norcia” -. Il progetto che abbiamo in cantiere da tempo è quello di sbarcare prima in Canada, tanto che stiamo lavorando per l’accreditamento, per poi entrare in America ma a questo punto occorre guardare con attenzione cosa accadrà e se davvero i dazi colpiranno anche il prosciutto italiano».

Industria aerospaziale Ma non c’è solo l’agroalimentare. I prodotti collegati all’industria aerea saranno infatti tassati al 10%, ma non quelli italiani (per ogni categoria commerciale viene specificato il Pese di provenienza). Tuttavia, la stretta potrebbe colpire in modo indiretto le imprese sub-fornitrici di altre aziende europee che si trovano in Paesi soggetti ai dazi.

 

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