Il cda tecnico Musaio, Tarozzi, Alfieri

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Un prestito ponte di 4 milioni di euro per fare ripartire gli ingranaggi del gruppo Novelli e, soprattutto, per permettere al Consiglio d’amministrazione (Cda) ‘tecnico’ del presidente Alessandro Musaio e dell’amministratore delegato (ad) Alberto Alfieri di presentarsi, ai primi di gennaio, al giudice di Terni con un piano industriale serio e credibile, capace di mettere in salvo le filiere produttive e i circa 700 posti di lavoro.

Un’operazione delicata, quella avviata dai top manager, intorno alla quale i 22 istituti di credito coinvolti dovrebbero sciogliere le riserve venerdì. Ma non è escluso che i tempi possano allungarsi, nonostante il pressing del board ‘tecnico’ che preme per scongiurare ulteriori ritardi sul tabellino di marcia. Il mese scorso, infatti, l’ad Alfieri aveva annunciato alle organizzazioni sindacali la presentazione del piano industriale per i primissimi giorni del 2013, mentre venerdì nel lungo confronto andato in scena al ministero dello Sviluppo economico le lancette sono state spostate alla seconda metà di gennaio, vale a dire a ridosso della scadenza, fissata per l’8 febbraio.

Lunedì mille euro Dal summit romano, stando a quanto riferito, i sindacati sarebbero usciti con la garanzia del versamento dei mille euro, attesi nei conti correnti di tutti i lavoratori, agricoli compresi, per lunedì mattina. E se le banche daranno fiducia ai tecnici è probabile che un altro pagamento, non meglio quantificato, possa arrivare prima di Natale, ma c’è da attendere.

I nodi da sciogliere, comunque, restano molti. A cominciare dalla strategia che Musaio e Alfieri intendono adottare per mettere in salvo l’azienda che, su questo i sindacati sarebbero stati chiari, deve comprendere anche le aziende agricole, ancora in mano alla proprietà e quindi alla famiglia Novelli. Un faccia a faccia con i fratelli sarebbe già stato programmato e a loro i ‘tecnici’ contano di chiedere un altro passo indietro. Ma per il momento l’orizzonte si ferma a venerdì, giorno in cui è attesa la pronuncia delle banche.

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