Anticipazione stipendi arretrati al palo (foto archivio Fabrizi)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

L’identità del ristretto gruppo di imprenditori umbri che hanno messo gli occhi su Ims (ghisa) è blindatissima. Così come poco o niente trapela sui dettagli della trattativa in corso con la proprietà di Santo Chiodo, il Casti group. Ma la novità è clamorosa, tanto più che dopo l’annuncio arrivato martedì durante l’assemblea dei lavoratori, da diversi ambienti si conferma l’interessamento per l’industria.

IMS PASSIVO DA 43.3 MLN: ALL’INDOTTO MANCANO 12.1 MLN

La cordata umbra Di documenti formali e accordi siglati per il momento non c’è traccia, motivo per cui in questa fase la cautela è d’obbligo, ma stando a quanto risulta a spingere la cordata di imprenditori del territorio a farsi avanti sarebbe stata, non solo la rilevanza di una crisi industriale, quella della ex Pozzi, che rischia di distruggere definitivamente lo stremato tessuto produttivo del comprensorio, bensì la convinzione che la ghisa possa ancora consegnare profitti soprattutto se di elevata qualità, come quella che da oltre 30 anni esce dai cancelli di Santo Chiodo.

IMS IN VENDITA PER 28.5 MLN

In newco come soci di maggioranza Ovvio, però, che le trattative in corso ormai da qualche tempo andranno in porto soltanto se gli imprenditori umbri avranno il controllo della newco, rappresentando il socio di maggioranza. Una condizione, questa, che non dovrebbe creare scompiglio a Varese, quartier generale del Casti group, che proprio nella proposta di concordato di Ims, ma anche di Isotta, aveva previsto di mantenere quote di minoranza. Tuttavia la partita non è semplice, considerando che per far ripartire lo stabilimento della ghisa, che attualmente occupa circa 150 lavoratori, servono investimenti importanti.

Trattative e tempi A fornire qualche elemento in più, specie sui tempi entro i quali si conta di chiudere la partita, sono direttamente i manager dell’ex Pozzi che a sindacati e lavoratori avrebbero addirittura assicurato un incontro con i nuovi partner entro la metà di febbraio per discutere di investimenti e livelli occupazionali. Accelerazione, questa, che da fonti autorevoli viene giudicata molto verosimile. L’impressione, dunque, è che la trattativa proceda di buona lena, complici le scadenze dettate dal giudice Roberto Laudenzi che entro la fine del mese attende le proposte sul futuro di Ims e Isotta, anche se non si esclude una mini proroga. In ogni caso l’omologazione del concordato e l’assemblea dei creditori resta convocata per il 6 marzo.

Isotta Se su Ims qualche spiraglio torna ad aprirsi, leggermente più complesso è il futuro di Isotta (alluminio). Stando a quanto risulta le trattative con il gruppo austriaco-cinese sono ancora in corso, ma nelle ultime settimane si sarebbe registrata una battuta d’arresto a causa del mancato accordo economico tra le parti e anche per serie perplessità sollevate intorno alle infrastrutture viarie del territorio, giudicate inidonee per un’ambiziosa rete commerciale. Tuttavia i giochi dovranno, in un modo o in un altro, chiudersi a strettissimo giro.