di Daniele Bovi
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Sono già 743 le serrande abbassate nel corso del 2013, numero che potrebbe arrivare a tremila alla fine dell’anno. A spiegarlo è Confeserecenti Umbria che venerdì ha tenuto una conferenza stampa a Perugia per protestare contro il livello di tassazione al quale sono sottoposte le imprese: «Nel 1990 – ha detto il presidente Alvaro Burzigotti – il tax freedom day, ovvero il giorno dell’anno in cui si smetteva di lavorare per il fisco, arrivava a maggio. Ora è il 12 giugno: 162 giorni di lavoro sono divorati dal fisco». «Il quadro è drammatico – ha aggiunto -: le istituzioni locali si confrontino con noi per trovare una via d’uscita». Nei settori commercio e turismo, spiega l’associazione, per ogni apertura nei primi tre mesi del 2013 ci sono state tre chiusure. «Di questo passo – dicono – nel 2025 non ci saranno più piccoli negozi».
Numeri e proposte Sul tavolo l’associazione mette alcune proposte, che vanno dall’eliminazione dell’Imu per gli immobili strumentali ad una serie di modifiche al regolamento Tares. Ai comuni umbri, che dovranno approvarlo entro la fine di giugno e che «finora non hanno ascoltato il nostro grido d’allarme», Confesercenti chiede «attenzione particolare» alle grandi superfici e innalzamento della soglia di abbattimento per macellai e fiorai. Secondo lo studio dell’associazione gli aumenti rispetto alla Tarsu «sono spropositati». Un distributore di carburante da tremila metri quadri passa da 5.400 a 10.700 euro, un bar di centro metri da 400 a 1.500 euro, una piccola pescheria (sempre da cento metri quadri) da 400 a 2.500 euro. Per una pizzeria da 200 metri quadri si passa dai 750 ai 4.100 euro.
Il caso Non se la passa meglio chi decide di aprire una piccola attività. A squadernare i numeri è il responsabile di Confesercenti Umbria Amedeo Fiorucci. Il caso è quello di un bar, aperto nel gennaio 2011 e che in 12 mesi ha generato utili per 24 mila euro. Tra Irap, Irpef, addizionali e Inps l’esborso tra giugno e novembre 2012 è stato di 19.237 euro, ai quali vanno aggiunti quasi novemila euro per le rate di un mutuo necessario a mettere in piedi l’attività. Tracciando una riga, a fronte di 24 mila euro di utili il barista ne ha dovuti pagare 28 mila. «Com’è possibile – si domanda Fiorucci – aprire un’attività? In altri Paesi di solito si viene incentivati. Servono sconti per chi apre da parte degli enti locali».
Abbassare le tasse primo obiettivo «Nel 1990 – dice il direttore di Confesercenti Perugia Francesco Filippetti – le tasse locali assorbivano otto giorni di lavoro, ora 256. La nostra regione è nella top ten di quelle in cui è più alta la pressione fiscale. Abbassare le tasse è il primo obiettivo primario, da raggiungere tagliando la spesa pubblica». Oltre alla Tares c’è la già citata Imu che le imprese, a differenza dei possessori di prima casa, dovranno pagare: stando ai calcoli dell’associazione per quanto riguarda la prima rata gli aumenti a Perugia e Terni saranno di circa 500 euro. Ciò a causa dell’incremento della base imponibile dovuta al moltiplicatore della rendita catastale, che passa da 60 a 65. Confesercenti rinnova anche l’appello alle altre associazioni di categoria per arrivare «ad un contenitore unico delle imprese. Confrontiamoci e facciamo proposte – propone Burzigotti – e creiamo una federazione unica».
Confcommercio contro le sagre A complicare ulteriormente il quadro l’ormai inevitabile aumento di un punto percentuale dell’Iva a partire da luglio. Per scongiurarlo Confcommercio Umbria rilancia la proposta fatta dall’associazione nazionale di rimuovere tutti i benefici fiscali «di cui beneficiano sagre, feste di partiti politici, circoli privati, circoli sportivi e quant’altro». Una misura che permetterebbe di reperire cinque miliardi di euro. Confcommercio infine sollecita il nuovo assessore al Commercio Fabio Paparelli sulla normativa regionale sulle sagre «che attendiamo da 165 giorni. La politica in Umbria – aggiunge Confcommercio – non è stata capace di rispettare gli impegni assunti, anche pubblicamente, per una riforma della legge regionale che avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre 2012, per valorizzare le sagre vere e di qualità, e regolamentare in qualche modo tutto ciò che oggi è invece “ristorazione selvaggia”».
