Il paradosso della fibra italiana arriva anche in Umbria: la rete cresce, ma il passaggio dalle case raggiunte agli abbonamenti effettivamente attivati resta il punto debole. È la fotografia che emerge dagli ultimi dati dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, aggiornati a fine 2025, mentre si chiude la stagione dei grandi investimenti pubblici sulla banda ultralarga. In Italia gli accessi Ftth, cioè quelli con la fibra che arriva direttamente all’abitazione, hanno raggiunto il 34,1% delle linee fisse, con una crescita del 19,6% in un anno. Complessivamente le connessioni fisse sono 20,53 milioni, mentre quelle con velocità commercializzata di almeno 1 Gbit/s sono salite al 35,9%, quasi il triplo rispetto al 2021.
L’Umbria parte però da una posizione meno favorevole sul fronte della copertura. Secondo la Broadband Map di Agcom, all’inizio di gennaio 2026 la Ftth raggiungeva il 69,13% delle famiglie umbre, contro il 77,19% della media nazionale. Un anno prima la quota regionale era del 68,25%, mentre quella italiana era del 70,42%: in dodici mesi l’Umbria ha quindi migliorato la copertura di meno di un punto percentuale, mentre il Paese ha fatto un salto di quasi sette punti. Perugia è sopra la media regionale, mentre Terni resta più indietro.
Il dato va letto con attenzione perché copertura e adozione non sono la stessa cosa: avere la fibra disponibile sotto casa non significa aver sottoscritto un contratto Ftth. Ed è proprio qui che si misura il ritardo italiano evidenziato in un articolo del Sole 24 Ore. L’Agcom segnala infatti una crescita molto forte dell’offerta infrastrutturale, ma il mercato continua a mantenere una quota consistente di collegamenti Ftth, ancora pari al 40,5% degli accessi.
La copertura regionale al 69,13% significa che circa sette famiglie su dieci sono raggiunte dalla Ftth, ma lascia ancora una distanza di otto punti dalla media italiana. Nel frattempo il traffico dati continua ad aumentare: nel 2025 il consumo medio giornaliero per linea broadband è arrivato a 10,34 gigabyte, il 50,3% in più rispetto al 2021. È un indicatore che racconta meglio di molti altri perché la qualità della rete non sia più soltanto una questione di velocità commerciale: cresce la quantità di lavoro, intrattenimento e servizi che passa attraverso la connessione domestica.
