di Daniele Bovi
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Per ogni dieci euro di credito concesso alle famiglie e alle imprese in Umbria, uno le banche lo considerano ormai irrecuperabile. Stando a quanto emerge dal secondo numero del «Focus economia Umbria» realizzato dall’Ires Cgil e presentato venerdì a Perugia, a fine 2012 le sofferenze, ovvero quei crediti che dopo un’attenta analisi complessiva le banche giudicano ormai irrecuperabili, su un totale di 21,7 miliardi di euro di prestiti ammontano a 2,1 miliardi. Il 9,8% del totale, sette decimi di punto in più rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso e ben il 2,1% in più dalla fine del 2011. Un livello che l’istituto di ricerca del sindacato definisce «piuttosto elevato» in rapporto ad una media nazionale del 6,3%.
I dati Guardando dentro a quei 2,1 miliardi (nel 2010 erano 1,2) oltre l’80% è in capo al settore produttivo della regione. A ciò è da aggiungere il numero dei cosiddetti «affidati», ovvero di coloro che sono tecnicamente in stato di insolvenza: a fine dicembre erano 17 mila persone, con un balzo dell’11,5% in un anno. Questo «aumento del grado di rischiosità del sistema produttivo regionale» si inserisce in un quadro di «generale deterioramento – è scritto nel Focus – della qualità dei crediti». Alle sofferenze infatti vanno aggiunti altri 1,5 miliardi di crediti «deteriorati», che hanno gradi di problematicità diversi: 1,1 miliardi riguardano partite incagliate, ovvero situazioni di temporanea difficoltà in cui una soluzione è prevista con tempistiche appropriate.
Crediti deteriorati Al lordo delle sofferenze si arriva così a 3,7 miliardi di euro, con una quota sui finanziamenti totali che in un anno è passata dal 13,1% al 16,8%; nel primo trimestre 2009 questo aggregato ammontava invece a qualcosa meno di 1,5 miliardi di euro. E a confermare il peso maggiore di questo tipo di crediti sul totale degli impieghi c’è il tasso di decadimento, che in termini annualizzati misura appunto la quota di impieghi vivi entrati in sofferenza: 3,3% nel 2012 con un aumento di otto decimi di punto rispetto all’anno precedente. Un indicatore più alto per le imprese (4,2%, +1,1%) che per le famiglie (1,5%, +0,3%).
Meno credito Accanto a questo quadro difficile bisogna menzionare la contrazione del volume di credito erogato all’economia regionale. Secondo il Focus dell’Ires, basato sui dati della Banca d’Italia, a dicembre 2012 gli impieghi (21,7 miliardi in tutto) sono scesi dell’1,5%, in parziale risalita rispetto a novembre (-2,4%). Più marcata la flessione avvertita dalle imprese (-1,8%) rispetto alle famiglie (-1,1%). A gennaio 2013 però il dato è tornato ad aggravarsi: -1,9% dovuto sostanzialmente alla minore quantità di credito erogata alle imprese. Gli impieghi «vivi» invece, ovvero al netto di sofferenze e pronti contro termine, sono scesi del 5,4% per quanto riguarda il sistema produttivo, con un calo più netto per le piccole imprese (-6,8%) che per le più strutturate (-4,9%).
Domanda e offerta In particolare meno soldi sono andati al settore delle costruzioni (-8,6%) e a quello dell’industria (-6,6%), mentre le famiglie si sono fermate a un meno 2,3%. I perché di questa contrazione non sono però solo da cercare in una stretta dal lato dell’offerta, con banche sempre più restie a concedere prestiti, ma anche da quello della domanda. Per quanto riguarda la domanda delle famiglie la dinamica negativa è da imputare perlopiù alla riduzione del reddito e la debolezza del mercato immobiliare; per le imprese invece i motivi vanno ricercati in una minor domanda di soldi per finanziare investimenti che agli attuali tassi, secondo l’Ires, renderebbero meno rispetto al costo del denaro.
