Manifesteranno per chiedere che ci sia anche per loro la prospettiva di un avvenire dignitoso. Sono i lavoratori delle cooperative sociali, senza contratto collettivo da quasi un anno con le trattative ferme a causa della chiusura da parte delle centrali cooperative.

Appuntamento venerdì La mobilitazione proclamata dalla Cgil e dagli altri sindacati, in programma per venerdì, in Umbria si articolerà, a Perugia, con un presidio davanti alla sede di Legacoop in strada Santa Lucia, e a Terni, con la discesa in piazza nel centro cittadino. Il settore vive momenti di particolare difficoltà, con i tagli del governo che hanno causato l’interruzione di numerosi rapporti di lavoro, per altro strutturalmente precari.

Aderisce il Prc Alla mobilitazione aderisce anche il Partito della rifondazione comunista per «denunciare ancora una volta i tagli pesanti del governo Berlusconi alle politiche sociali». «Questo governo – si legge in una nota firmata dal responsabile reginale lavoro, Luciano Della Vecchia – antipopolare e arrogante, ha tagliato il fondo nazionale sul sociale passando da 2miliardi di euro a 500milioni e pertanto costringendo gli enti locali ad avviare politiche di smantellamento dei servizi essenziali alla persona. I tagli colpiscono gli utenti, ma anche i lavoratori sociali, che già vivono con contratti precari e malpagati. Oggi a questi lavoratori gli viene anche negato il rinnovo del contratto e di accettare condizioni ancora peggiori, lesive della dignità del lavoro in un settore che è uno dei pilastri del sistema di welfare». «Siamo al fianco dei lavoratori sociali e delle loro battaglie per avere maggiore stabilità e migliori salari – aggiunge Della Vecchia – e saremo sempre impegnati a promuovere e a sostenere un modello di welfare fondato sui diritti sia delle persone che beneficiano dei servizi sia di quelli che vi lavorano». «Chiediamo che la regione dell’Umbria apra un confronto tra sindacati, istituzioni associazioni di categoria – conclude l’eponente del Prc – finalizzato a ottenere un contratto che rispetti la dignità dei lavoratori e che elimini il ricorso a gare d’appalto al massimo ribasso che compromettono la qualità dei servizi e la tutela dei lavoratori».

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