Il presidio dei lavoratori questa mattina a Perugia

Un contratto scaduto da quasi un anno e una controparte, Asstel-Confindustria, che dimostra «arroganza e chiusura» e che punta, nemmeno tanto velatamente, a «rompere l’unicità della filiera produttiva e del Ccnl»: sono queste le ragioni principali che hanno indotto i lavoratori del settore telecomunicazioni (circa 500 in Umbria, di cui 350 in Telecom) ad incrociare le braccia lunedì per lo sciopero indetto da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Comunicazione a livello nazionale e che in Umbria è stato accompagnato da un presidio davanti alla sede perugina di Confindustria, nel corso del quale sindacalisti e lavoratori hanno effettuato un volantinaggio per spiegare alla cittadinanza le ragioni della protesta.

La protesta Protesta che proseguirà anche nei prossimi giorni, «finché non avremo aperture reali dalla controparte», hanno spiegato i sindacalisti presenti, Mauro Bucarini (Slc Cgil), Simona Garofano (Fistel Cisl) e Giovanni Baiocco (Uilcom Uil). Fino a martedì è previsto infatti il blocco delle prestazioni straordinarie e di tutte le prestazioni supplementari. Infine, sempre se non ci saranno sviluppi positivi nella trattativa, è già in calendario una seconda data per un nuovo sciopero il 19 ottobre che sarà accompagnato da una manifestazione nazionale a Roma.

L’adesione Intanto, i primi dati sulle adesioni in Umbria indicano una buona partecipazione dei lavoratori, superiore in media al 55%, risultato giudicato molto positivo dai sindacati, anche considerando la presenza di numerosi lavoratori precettati dalle aziende. «I dati alti di adesione allo sciopero e la partecipazione ai presidi in tutta Italia – commentano i sindacati – dimostrano che i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali sono uniti in questa lotta per ottenere le clausole sociali a tutela dell’occupazione tutela dell’occupazione e il giusto recupero integrale del potere d’acquisto delle retribuzioni».

Cgil: tutelare i lavoratori «E’ inimmaginabile che, a fronte di un cambio d’appalto e/o di una esternalizzazione – commenta poi Michele Azzola, segretario nazionale della Slc-Cgil – i lavoratori vengano licenziati e posti a carico dello Stato mentre le aziende ne assumono altri, magari godendo di ulteriori sgravi fiscali. Non servono grandi imprenditori o manager per realizzare tali politiche ed ottenere siffatti risultati». Il Paese «ha bisogno ora di imprese che scommettano, insieme ai propri dipendenti, per far ripartire la crescita» e «il segnale dato oggi dovrebbe essere sufficiente per far comprendere alle controparti che il tema della tutela occupazionale di migliaia di giovani e donne non è eludibile ma va anzi affrontato e risolto nel corso del rinnovo contrattuale».

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