di Daniele Bovi
Far sentire tutto il peso di Confindustria su una partita fondamentale, ovvero il modo attraverso il quale ripartire (e su quali settori) circa 100 milioni di euro all’anno per il sistema imprenditoriale umbro. Quelli della nuova fase di programmazione dei Fondi europei 2014-2020. A spiegare l’obiettivo è il nuovo presidente di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti, eletto lunedì nel corso dell’assemblea regionale dell’associazione alla quale hanno preso parte anche il presidente nazionale Giorgio Squinzi e la presidente della Regione Catiuscia Marini. Ad affiancare il patron di Scai come vicepresidente sarà Stefano Neri di Terni Research. «Il mandato presidenziale – ha detto Cesaretti che resterà in carica per il biennio 2014-2015 – coincide con la definizione della politica industriale umbra, legata alla programmazione dei fondi europei. Dovremmo cercare di influire sulle misure da adottare, sulle risorse da attribuire ai vari temi e sulle modalità della loro assegnazione». Insomma, anche per le aziende della regione si tratta di risorse assai importanti.
Una sola voce Una Confindustria che secondo Cesaretti dovrà parlare con una voce sola che sia «sempre più ascoltata» specialmente in questo momento segnato da una «crisi senza precedenti» e da un «sistema politico, istituzionale ed amministrativo che non solo non aiuta, ma in alcuni casi ostacola la nostra attività quotidiana». Una «causa comune» per la quale l’associazione vorrà agire sarà quella di una definizione della politica industriale che Secondo Cesaretti dovrà reggersi su tre assi: internazionalizzazione («serve un piano di lavoro che definisca le misure di sostegno, i Paesi a cui dare priorità, le modalità di presenza, la tipologia di approcci»), innovazione, stabilendo nei prossimi mesi in modo chiaro quali settori privilegiare e in che forma (aggregata o no?) , e infine il credito. Confindustria vuole «utilizzare la sua forza rappresentativa» per aiutare le imprese ad utilizzare «strumenti alternativi al credito bancario, che possano dare almeno in parte un po’ di ossigeno».
Banche facciano le banche Quelle banche alle quali nella sua relazione il presidente uscente dell’associazione Umbro Bernardini si rivolge: «Tornino – ha detto – a prestare denaro e non si limitino a leggere solo i bilanci ma anche le idee che gli vengono sottoposte». Gli istituti di credito sono solo uno degli ostacoli che Bernardini vede sul cammino delle imprese: un altro è il fisco «opprimente», un mercato del lavoro dove «servirebbe più flessibilità in entrata e nell’età del pensionamento». Il perimetro del pubblico poi dovrebbe restringersi attraverso «privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici locali», purché siano però vere. E qui, anche se Bernardini non nomina mai i soggetti, si avverte il riferimento alla cessione del 70% di Umbria mobilità a Busitalia, società del gruppo Fs: «Privatizzare – ha detto – per noi vuol dire passare dalla mano pubblica a quella privata, non vendere a società di diritto privato possedute interamente dal pubblico».
Riforme Bernardini chiede poi «riforme strutturali» per favorire la crescita e «interventi radicali» su credito, mercato del lavoro, pubblica amministrazione, istituzioni, scuola, giustizia, fisco. Tutto per creare un ambiente più favorevole all’impresa visto che quello attuale l’associazione non lo percepisce come tale, anzi: «Fateci lavorare con le stesse regole degli altri. Dateci – ha detto – uno Stato che paga, banche che erogano, una burocrazia che funziona. Sarebbe sufficiente operare in un contesto in linea con quello medio europeo. Si può chiedere ad un pugile di combattere con le mani legate? Certo che no. slegateci le mani!». L’analisi che il presidente uscente fa della situazione umbra è fatto di luci e ombre. L’Umbria è sì una regione dove si vive bene e dove la qualità della vita è ancora alta ma è anche una regione che sul piano economico è «è scivolata, perdendo il contatto con le regioni del Centro. Quando è iniziata la salita – ha detto – si è staccata dal gruppo».
Sabbie mobili Un’Umbria che ha malattie croniche come quella della bassa produttività, della ridotta dimensione delle imprese e della bassa propensione all’export. Passi «apprezzabili» sono stati fatti poi per semplificare la burocrazia, «anche se tra l’adozione di provvedimenti pregevoli e la pratica degli uffici c’è una distanza immensa». «Ci vuole uno scatto di reni – ha osservato Bernardini – senza il quale rischiamo davvero di trovarci immersi in una specie di sabbia mobile». Per uscirne anche Bernardini sollecita ad adottare «criteri selettivi» nell’uso dei fondi Ue affinché si arrivi al cambiamento del tessuto produttivo. Cambiamento che echeggia nel passaggio della sua relazione dedicato alle primarie del Pd, che hanno dato al processo di rinnovamento una «accelerazione» al quale Confindustria vuol partecipare. Le responsabilità della situazione attuale sono infatti anche degli imprenditori che per troppo tempo, spiega l’uscente, hanno adottato «schemi conservativi», investito poco in ricerca, valorizzato poco il merito e guardato all’estero con troppo ritardo. Tutti trend da invertire se si vuol costruire il «manifatturiero del futuro» che dovrà essere fatto da imprese «più grandi, più efficienti, più capitalizzate e più competenti».
Giorno positivo Quella che si è celebrata lunedì è la prima assemblea della nuova Confindustria, frutto dell’unione tra quella di Perugia e Terni: «È un giorno positivo per Confindustria Umbria – ha detto Squinzi -, che va nella direzione di razionalizzare, anche dal punto di vista delle spese, pur essendo capaci di rappresentare i territori. Confindustria Umbria, come le altre Confidustrie, deve avere un unico obiettivo: far ripartire l’economia, ritrovare la crescita, la creazione del lavoro perché l’occupazione saremo capaci di ritrovarla solo se saremo capaci di ricreare il lavoro».
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