di Daniele Bovi
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Un miliardo di euro. A tanto ammonterebbe, secondo la stima di Confesercenti Umbria, il calo dei consumi delle famiglie della regione sommando quello registrato nel 2012 e ipotizzandone uno identico nel 2013: tremila euro in meno per ognuna delle 390 famiglie umbre. La stima è contenuta nel dossier («L’impresa presenta il conto 2007-2012. Il prezzo della crisi – analisi e conseguenze») che l’associazione ha presentato lunedì mattina a Perugia. Ad assistere, invitati, una serie di candidati alle prossime elezioni politiche: dal Pd alla Lega Nord passando per Rivoluzione civile, Scelta civica di Mario Monti (che mercoledì alle 11 sarà a Perugia) e Sel. «Si perdono – ha detto in apertura il presidente di Confesercenti Sandro Gulino – 500 posti di lavoro al giorno, i consumi calano, le imprese chiudono. Serve una politica dell’agire a livello nazionale per rimettere in moto nell’immediato l’economia e su base locale non solo balzelli, ma anche sviluppo economico, attraverso investimenti in infrastrutture e lavoro».
I dati Secondo i dati illustrati dal direttore dell’associazione Francesco Filippetti, nel 2011 i consumi sono stati 13,1 miliardi. Tra 2007 e 2011 ad esempio, quelli per beni alimentari sono calati di 126 milioni, 45 in meno per abbigliamento e calzature mentre il 2012 è stato un anno «ben peggiore» con un calo complessivo di 524 milioni. «Se il calo della spesa delle famiglie – ha detto Filippetti – che si è verificato nel 2012 si ripetesse nel 2013 in due anni si assisterebbe a una contrazione della spesa per i consumi interni che supererebbe il miliardo di euro. Che significherebbe tremila euro in meno spesi da ogni famiglia». Il «conto» presentato da Confeserceti poi prevede una ulteriore diminuzione, nel 2013, del 4,2% per i consumi di alimenti e bevande, del 6% per alcol e tabacchi, del 9% per abbigliamento e calzature.
Il peso del fisco E così, in un quadro che vede una generale contrazione dei ricavi e dei redditi medi dichiarati dal commercio (-11% tra 2007 e 2011), 5.622 sono state le imprese chiuse nel 2012 per i settori commercio e turismo. Un quadro dove influisce pesantemente, su famiglie e imprese, il carico fiscale: secondo lo studio di Confesercenti tra 2011 e 2012 per quelle umbre ci sono stati 590 milioni di maggiori imposte (656 euro pro-capite), frutto di Imu, sblocco delle addizionali Irpef, aumento dell’Iva e tariffe dei servizi pubblici locali. In particolare, ipotizzando che le famiglie mantengano nel 2013 gli stessi livelli di consumo del 2012, grazie al passaggio dell’Iva dal 20 al 21% queste dovrebbero sborsare 61 milioni di euro in più. Se si aggiunge poi che nel 2013, secondo Confesercenti, gli umbri pagheranno altri 560 euro in più, il conto del triennio 2011-2013 arriva a quota un miliardo di euro in più tra imposte e tasse, mentre si stimano 2.500 chiusure tra commercio e turismo. Sul banco degli imputati, inoltre, anche i centri commerciali che hanno «portato alla desertificazione dei centri storici».
Giù le tasse Di fronte a questa situazione Confesercenti mette sul tavolo una serie di proposte. Prima di tutto le tasse: dalla riduzione dell’Irpef per i redditi medio-bassi e dell’Irap all’esclusione dell’Imu per gli immobili strumentali e la prima casa, dalla revisione dei criteri di applicazione della Tares alle aperture domenicali «solo quando serve», dal potenziamento dei Confidi al sostegno alle start up fino alla richiesta di più infrastrutture «per la crescita del turismo». Da ultimo, ma non meno importante, c’è tutto il capitolo relativo ai tagli. Confesercenti ritiene che sia «realistico» pensare ad una sforbiciata di 50 miliardi: 7 da una «riduzione lineare» della spesa sanitaria, 13 dalla pubblica amministrazione, 4 dai risparmi sugli interessi pagati sul debito, 14 dalla revisione dell’assetto istituzionale, 4 dalle partecipate e 5 da un riordino degli incentivi alle imprese. Provvedimenti necessari perché, dice Gulino, «negli ultimi 4 anni abbiamo perso tutto ciò che abbiamo creato in 40 di attività».
Gli interventi dei candidati Carlo Cianetti, giornalista di RaiNews24 e candidato per Rivoluzione civile, ha parlato di un «conto pesantissimo frutto di politiche sbagliate» mentre Gianluca Rossi (Pd), pur sottolineando la «evidente situazione di difficoltà», si è detto contrario al taglio lineare di 7 miliardi alla sanità, invitando ad andarli a cercare nei bilanci delle regioni in deficit e non tra quelle coi conti in ordine come l’Umbria. Di riduzione delle tasse e sblocco dei pagamenti alle imprese ha invece parlato Adriana Galgano, capolista di Scelta civica, mentre Balucca del Movimento 5 Stelle, rivolgendosi ai membri di Confesercenti ha spiegato che «se voi continuate a delegare questi signori della politica starete peggio». Chiusura, amara, affidata a Mister Eurochocolate Eugenio Guarducci, numero uno alla Camera di Fare per Fermare il declino: «Ho pagato – ha osservato – 292 mila euro di Imu per i miei due alberghi. Quando l’ho detto all’assessore comunale al Commercio (Giuseppe Lomurno, ndr), mi ha detto che potevo farli più piccoli».
