di Chia.Fa.
La partita dei Comuni montani è appena iniziata. Dopo l’intesa trovata tra Governo, Regioni (Umbria contraria) e Province sui nuovi criteri di classificazione, che per l’Umbria alla fine ha portato una contrazione dei Comuni montani, passati da 69 a 57, ora il secondo step sarà individuare la short list, ossia l’elenco ristretto di quei Comuni montani che potranno accedere alle 5 mini tax credit previste dalla legge 131 del 2025, con cui si tenta di salvare dal declino demografico e produttivo ampie zone montane del Paese. In particolare, occorrerà definire i criteri socioeconomici così da stabilire chi tra i 57 Comuni montani umbri potrà accedere delle agevolazioni fiscali e dei crediti d’imposta. Dopodiché sarà il turno dei decreti attuativi. L’iter, insomma, è ancora lungo.
Tra gli strumenti messi in campo dalla legge per la montagna c’è la tax credit da riconoscere agli under 41 che acquistano casa in un Comune montano della short list e che sarebbe commisurata agli interessi passivi del mutuo. Il bonus ammette anche le case rurali, ma non quelle di pregio, vale per cinque anni di imposta a partire da quello di firma del prestito. La misura è finanziata con un plafond di 16 milioni di euro l’anno.
Per le imprese, invece, il tesoretto è di 20 milioni annui e il credito di imposta è riconosciuto a piccolo e micro aziende che dal 20 settembre scorso hanno avviato una nuova attività in un Comune montano della short list. Tra i requisiti c’è anche quello anagrafico, col titolare che deve avere meno di 41 anni alla data d’avvio dell’impresa. Il credito di imposta, che viene riconosciuto per tre periodi di imposta, è pari alla differenza tra l’imposta calcolata con le aliquote ordinarie e quella con l’aliquota del 15 per cento, sul reddito fino a 100mila euro, mentre nei Comuni fino a 5 mila abitanti con almeno il 15 per cento dei residenti appartenenti alle minoranze linguistiche, la soglia è elevata a 150 mila euro. Analoga misura viene concessa anche alle cooperative: in questo caso più della metà dei soci deve essere under 41 oppure il 50 per cento del capitale deve essere in mano agli under 41.
C’è poi una tax credi anche per imprenditori agricoli con sede e operatività nei Comuni montani del futuro elenco ristretto. In questo caso il plafond è di 4 milioni l’anno e corrisponde a un credito di imposta del 10 per cento per gli investimenti, che sale al 20 per cento nei piccoli Comuni con le minoranze linguistiche.
Per i lavoratori, ma non tutti, è invece prevista una tax credit in relazione all’affitto o all’acquisto dell’abitazione in un Comune montano in cui sono impiegati che verrà finanziata con 20 milioni di euro. L’incentivo è rivolto al personale sanitario e scolastico: il credito di imposta è stabilito in base al minor importo tra il 60 per cento del canone annuo e 2.500 euro, mentre per il mutuo è pari al minor importo tra il 60 per cento dell’ammontare annuale del finanziamento e 2.500 euro. Bonus sempre maggiorato nei piccoli Comuni con minoranze linguistiche
Ammonta a 18,5 milioni di euro per il 2026, invece, la dote finanziaria per l’esonero contributivo da smart working, che può pesare fino a 8 mila euro per ogni lavoratore under 41 e potrà perciò agevolare da un minimo di 2.300 addetti in su.
Sulla nuova classificazione dei Comuni montani, comunque, ha espresso nei giorni scorsi la propria contrarietà l’assessore regionale Simona Meloni, parlando del decreto come di «una scelta sbagliata nel merito e nel metodo», perché «riduce la montagna a un elenco, cancella la complessità dei territori, mette a rischio servizi essenziali e opportunità di sviluppo e crea disparità tra i territori che non possiamo accettare». In questo senso Meloni ricorda che «l’Umbria sui tavoli nazionali con le altre Regioni ha dato sempre parere negativo in tutte le fasi del confronto», sottolineando poi che «non si tratta solo di una questione burocratica, ma di incentivi per contrastare l’abbandono», motivo per cui «la Regione continuerà a chiedere al Governo una revisione vera dei parametri e una politica nazionale per la montagna che rafforzi le aree interne, invece di trasformarle in una variabile contabile».
