di Dan.Bo.
Una regione caratterizzata da un «modello nord» di distribuzione, con una rete molto sviluppata che, per la prima volta, vede le superfici di media e grande distribuzione superare la metà di quelle di vendita complessive. Un’Umbria tra le tre regioni dove c’è la più alta densità di superficie complessiva della Grande distribuzione (591 metri quadrati ogni mille abitanti) e con le vendite pro-capite più alte d’Italia per quanto riguarda il settore alimentare. Questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto 2012 dell’Agenzia Umbria ricerche sulla distribuzione commerciale, presentato mercoledì mattina a Perugia. Una regione dove le merceologie che presentano quote più elevate di esercizi sono l’abbigliamento (16,3%) e il commercio al dettaglio (12,6%) e dove si assiste inoltre ad un elevato turn over di attività commerciali, con una permanenza media sul mercato temporale molto ridotta. Un fatto imputabile, nel settore del commercio al dettaglio non tanto al contenimento quantitativo delle rete distributiva, quanto al riassetto, alla qualificazione e valorizzazione dell’esistente e alla previsione che nuove iniziative abbiano elevati indici di qualità, inserendosi correttamente nel territorio in una visione sia locale che regionale.
I numeri Secondo il Rapporto complessivamente al primo marzo del 2012 i negozi nella regione erano 16.792, un terzo dei quali alimentari. Due milioni i metri quadrati totali (oltre un milione è occupato da strutture medie e grandi), 121 metri quadri in media, un negozio ogni 52 abitanti e ogni 500 metri. Oltre 15 mila invece i cosiddetti «negozi di vicinato» (ovvero quelli fino a 250 metri quadri), collocati soprattutto nei centri storici e nei piccoli comuni. Sono invece 1.267 le strutture medie (fino a 2.500 metri quadri) e 36 le grandi: 350 di queste sono a prevalenza alimentare, gestite perlopiù da società di capitali. I centri commerciali riconosciuti sono invece 42, ed ospitano 367 negozi per un totale di 121 metri quadrati; 14 invece i cosiddetti poli commerciali. Secondo lo studio poi più della metà degli esercizi nella regione sono imprese individuali, mentre il 27% sono società di persone e il 19% di capitali, che risultano in crescita..
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Paparelli: sostenere esercizi di vicinato Durante la presentazione l’assessore al Commercio Fabio Paparelli, oltre a ribadire che entro l’autunno arriveranno la legge per la tutela dei consumatori e quella sulle sagre, ha spiegato che occorre «riscoprire e sostenere il valore dell’esercizio di vicinato e promuovere la qualità degli insediamenti commerciali e del loro armonico inserimento nel contesto territoriale, con una attenzione particolare ai centri storici dell’Umbria da trasformare in “centri commerciali naturali” mettendone a valore, in maniera integrata, le straordinarie eccellenze». «Innovazione, e-commerce, identità urbana, riqualificazione, promozione delle filiere e del commercio legato alle produzioni tipiche, incentivazione di progetti integrati tra commercio e turismo, con una particolare attenzione anche alle questioni legate alla sicurezza e all’adozione di moderne tecnologie» sono le «parole d’ordine» che, secondo l’assessore, dovranno caratterizzare il futuro del commercio in Umbria. Ciò potendo contare su «risorse sostanziose» messe sul piatto dalla Regione attraverso vari bandi e pari ad oltre cinque milioni di euro.
I Quadri strategici «In particolare – ha aggiunto – per i borghi ed i centri storici dell’Umbria a far da cornice alla nuova pianificazione commerciale saranno i Quadri strategici di valorizzazione (che hanno individuato 732 negozi, di cui 33 nei centri storici di frazioni, ndr), veri e propri strumenti operativi a carattere multisettoriale, su cui saranno chiamati ad impegnarsi, in un lavoro certamente complesso, sia le amministrazioni locali che le rappresentanze delle associazioni di categoria». Un lavoro che, sperano i commercianti, si accompagni ad una ripresa economica che porti ad un incremento delle vendite. Secondo il rapporto dell’Aur infatti nel quinquennio 2007-2011 le vendite complessive al dettaglio, sono diminuite del 2,5% a livello nazionale e del 3% in Umbria. Particolarmente sostenuta è stata la riduzione nel settore non alimentare sia in Italia (-4,7%) che in Umbria (-5,7%). Un’Umbria che si caratterizza anche per una lieve riduzione delle vendite del settore alimentare (-0,1%), in controtendenza con il trend complessivo italiano leggermente in crescita.
