Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio Perugia

Nel primo trimestre 2011, rispetto al trimestre precedente, aumentano le imprese umbre che non riescono a far fronte al proprio fabbisogno finanziario (dal 9,2% al 14,2%); tra quelle che hanno chiesto un fido o la rinegoziazione di un fido esistente, è più che raddoppiata la percentuale di quelle che si sono viste rifiutare del tutto la richiesta di finanziamento (dal 4% all’8,9%), mentre la quota di imprese che si sono viste accogliere la propria domanda di fido (53,9%) è risultata la più bassa da due anni a questa parte. Sono i dati allarmanti emersi dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul credito di Confcommercio, che confermano le preoccupazioni rispetto ai problemi che incontrano le imprese del commercio, turismo e servizi nell’accesso al credito.

Mencaroni: massimo impegno «Problemi – per Confcommercio – che, ben lungi dall’essere risolti, sembrano tuttora esistenti e fortemente condizionanti le performance aziendali». «Per questo motivo la nostra organizzazione – sottolinea Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio della provincia di Perugia – continua a presidiare con il massimo impegno il fronte del credito, sia convenzionato, con accordi di recente rinnovati e in via di definizione con istituti bancari, sia garantito, attraverso il lavoro intenso e capillare di Umbria Confidi nell’affiancare le imprese nel rapporto con le banche».

I dati Entrando più nel dettaglio del rapporto, migliora all’inizio del 2011 la capacità delle imprese del terziario di riuscire a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario, passando l’indicatore da +2,2 (2010, IV trimestre) all’attuale +5,4. Peggiora tuttavia decisamente nel primo trimestre dell’anno l’andamento della domanda/offerta di credito. Le imprese del terziario che nel trimestre si sono rivolte al sistema bancario per chiedere un fido o per rinegoziare un fido esistente sono state il 24%.

Meno imprese stabili La cosiddetta “area di stabilità e/o allentamento”, restituita dalla percentuale delle imprese che hanno visto accordarsi il finanziamento con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto, si abbassa ancora passando dal 58,5% dell’ultimo trimestre dell’anno al 53,9% del primo trimestre del 2011. Leggermente più alta di converso la cosiddetta “area dell’irrigidimento”, restituita dalla somma delle percentuali di imprese che hanno visto accordarsi il credito, ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto o alle quali il credito non è stato concesso proprio, passando dal 24,6% del quarto trimestre 2010 al 25,8% del primo trimestre 2011. Si tratta dei valori peggiori dell’Osservatorio Credito Confcommercio mai registrati prima, a partire dal quarto trimestre 2008, periodo nel quale sono iniziate le rilevazioni.

Il costo dei finanziamenti Non soltanto nel primo trimestre del 2011 è aumentato il razionamento del credito alle imprese del terziario da parte delle banche, ma anche il costo dei finanziamenti è diventato anche più caro, peggiora la situazione delle altre condizioni applicate dalle banche ai finanziamenti concessi e quella relativa alle garanzie richieste dalle banche a copertura dei finanziamenti. L’indicatore relativo al costo dei finanziamenti (tasso di interesse) resi disponibili dalle banche passa infatti da -17,1 (ultimi tre mesi del 2010) a -20,1 (primi tre mesi del 2010).  L’indicatore relativo al costo delle cosiddette “altre condizioni” (oltre il tasso di interesse) passa dal precedente -14,1 all’attuale  -16,8. L’indicatore relativo alle garanzie richieste dalle banche alle imprese del terziario passa dal precedente -11,8 all’attuale -18,4. Peggiora infine anche l’indicatore relativo alla situazione del costo dei servizi bancari in generale, che nei primi tre mesi del 2011 passa a -23,9 rispetto al precedente -21,9.

Soffrono i piccoli Le imprese che più delle altre hanno fatto registrare un qualche genere di difficoltà con riferimento al credito sono state quelle di dimensioni più piccole. Le microimprese e le piccole imprese sono quelle che più delle altre non solo si sono viste negare il credito dalle banche, o accordarselo in misura inferiore rispetto a quello richiesto, ma che sono costrette a fronteggiare un costo del denaro più alto rispetto alle imprese di dimensioni medie e grandi.

Terni dopo Porcacchia Dopo l’arresto del direttore Leandro Porcacchia, Confcommercio Terni prova a ripartire. «Il Consiglio provinciale dell’Unione del Commercio di Terni – si legge in una nota –  riunitosi nella lunedì 18 aprile scorso, preso atto della relazione del Presidente e della Giunta condivide la sospensione del Dott.Porcacchia da direttore dell’Unione del Commercio della Provincia di Terni. Approva all’unanimità il piano di rilancio proposto dal Presidente confermando la fiducia al Presidente ed alla Giunta. Concorda con la Giunta sulla necessità di riconvocare il Consiglio entro giugno al fine di monitorare l’avanzamento del piano di rilancio. Il Consiglio dispone altresì che la convocazione dell’Assemblea avvenga secondo tempi compatibili con le esigenze di rilancio dell’Unione e delle controllate e partecipate».

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