di Maurizio Troccoli

In questi giorni sono rimbalzate diverse accuse, risposte, a cui hanno fatto seguito incontri e dichiarazioni, sul fotovoltaico, in Umbria, che hanno finito per confondere quanti provavano a capire per quale ragione si fosse accusati di ‘non credere nel fotovoltaico’. La sostanza è la seguente: gli ‘ultrafotovoltaico’ affermano che il nuovo regolamento umbro, quello approvato lo scorso luglio, sia più restrittivo rispetto a quanto stabilito in altre regioni. L’attuale governo umbro invece si dichiara favorevole al fotovoltaico ma puntando all’autoconsumo. Oltre questo limite preferisce tutelare il paesaggio. E’ una estrema sintesi che esce dal confronto dei rispettivi fronti, rappresentati da un lato dal mondo del business del fotovoltaico: fondi che acquistano ettari di terreno per realizzare impianti di produzione di energia solare di grandi dimensioni, dall’altro dal dirigente regionale Stefano Nodessi, direttore regionale del Governo del territorio e ambiente..

Perchè l’accusa di non crederci? Alle accuse mosse all’Umbria ha risposto, nei giorni scorsi, anche la presidente con una rassicurazione: tranquilli che in Umbria per autoconsumo e comunità energetiche, si possono mettere tutti i pannelli di cui si ha bisogno, sia in aree agricole che industriali. In occasione della Conferenza Stato Regioni, ha anche chiesto agevolazioni al Governo per il Fotovoltaico. Dove fonda quindi l’accusa di non crederci? In tutto ciò che non è autoconsumo. E non è comunità energetica. Ad esempio le finanziarie i fondi di investimento su grandi ettari di pannelli solari. Che affittano o comprano terreni, pagano rendite ai proprietari che – sostengono – possono continuare a svolgere le attività agricole precedenti, in quanto i pannelli sono collocati in aria, con pali che permettono il passaggio di trattori e macchine agricole.

Autoconsumo o business Prendiamo un parametro a riferimento, quello stabilito dalle normative per il fotovoltaico ‘Solar Belt’, ovvero gli impianti in terreni agricoli prossimi alle aree industriali. Entro i 500 metri, puoi mettere pannelli solari, a terra, in tutta la superficie. Dopo i 500 metri e fino ai 3 chilometri, nei terreni agricoli puoi installare solo, ‘agrivoltaico’,  cioè, come stabilito dal Mite, impianti che consentono l’attività agricola, quini o pannelli  aerei, alti oltre 6 metri, oppure distanziati da poterci coltivare in mezzo. Anche in questo caso, è possibile sfruttare il 100% del terreno.

Regole in Umbria In Umbria invece le restrizioni, oltre l’autoconsumo, ci sono eccome. Il risultato è che i fondi non trovano profittevoleinvestirci. Accusano infatti il governo regionale di non contribuire all’aumento generale di energia rinnovabile e quindi a ridurre il costo dell’energia in un momento così complicato. La recriminazione principale è quella cioè di poter utilizzare solo il 5% a terra e 20% in agrivoltaico dei terreni agricoli, senza le agevolazioni delle aree agricole prossime a quelle industriali.

«Oltre il necessario tuteliamo il paesaggio» Accuse respinte al mittente. Il direttore Stefano Nodessi spiega come la ratio della legge sia nella direzione di favorire l’autoconsumo delle aziende, piuttosto che la produzione di energia in generale. «Dobbiamo tutelare le zone previste di espansione edilizia per i siti produttivi. Se le riempiamo di pannelli solari non avremo possibilità di ampliamento per le imprese. Per questa ragione abbiamo indicato limitazioni del 50% dei terreni disponibili nelle aree industriali, e del 70% se i tetti delle strutture, sono già occupati dagli impianti, in modo da riservarci un restante 30% per la previsione urbanistica». Nodessi ricorda come tuttavia «ogni azienda può sfruttare tutto il terreno di cui necessita, sia proprio che in un’area fino a 10 chilometri dalla sede, per l’autoconsumo». Mentre rispetto al fotovoltaico per il business di finanziarie, «l’Umbria intende proteggere il paesaggio». «Abbiamo già raggiunto come regione – aggiunge Nodessi – gli obiettivi del 2030, producendo già il 37% da fonte rinnovabile. Tra l’altro – dice ancora- siamo molto avanti con il solare, mentre siamo più indietro sull’eolico e il geotermico». Nodessi è convinto anche del fatto che le agevolazioni ‘Solar Belt’ siano «pensateper l’autoconsumo delle aziende. Chi fa business con il fotovoltaico lo deve fare a basso impatto paesaggistico. Quanto all’autoconsumo, l’azienda che produce energia solare e la immette in rete è proprietaria di quella energia, per cui paga solo un costo ridotto per il ‘vettoriamento’, ma non accise e altre tasse che esistono sull’acquisto di energia».

Chi può permetterselo Resta l’incognita della capacità economica per le aziende di realizzare gli impianti. Le finanziarie affermano che non tutti sono nelle condizioni di poterseli permettere. Ma la Regione Umbria ritiene che tra i bandi già presenti, quelli in arrivo con il Pnrr e le comunità energetiche, c’è la possibilità di consorziarsi e accedere ai fondi.

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