Favorire investimenti per nuovi insediamenti, ristrutturazioni, ammodernamenti e ampliamenti di attività: sono queste le azioni che vuol sostenere l’accordo siglato tra Regione e Gepafin basato sul sostegno all’accesso alle facilitazioni finanziarie. La firma sull’accordo operativo è stata messa giovedì dall’assessore alle Politiche per i centri storici Fabio Paparelli e dal presidente di Gepafin Salvatore Santucci. E sono proprio i centri storici l’oggetto dei Quadri strategici di valorizzazione all’interno dei quali l’accordo si colloca. Strumenti che palazzo Donini in una nota definisce «innovativi» e che servono per la programmazione delle azioni volte a riqualificare e ripopolare i centri storici della regione.
Il protocollo Come spiegato dall’assessore Paparelli «questa nuova misura prevede importi finanziabili fino a 30 mila euro (fascia bassa) da 30 a 50 mila euro (fascia media) oltre 50 mila euro (fascia alta), rimborsabili in 72 mesi, con garanzie sul rischio di insolvenza pari all’80% dell’importo e rilasciate autonomamente o in co-garanzia, da Gepafin e consorzi di categoria». «L’iniziativa – sottolinea l’assessore – è stata promossa, condividendo le istanze dell’ Anci Umbria, delle associazioni di categoria, con il duplice obiettivo di potenziare gli strumenti a disposizione delle aziende che investono nell’ambito dei Quadri strategici di valorizzazione, andando così a mitigare le conseguenze della stretta creditizia che condiziona anche in Umbria i piccoli esercenti commerciali ed artigianali».
Cosa sono i Qsv Alle banche Paparelli chiederà di firmare il protocollo mentre secondo Santucci il suo contenuto «rappresenta uno strumento importante sotto il profilo della riduzione del rischio percepito dalle banche così da facilitare la finanziabilità dei progetti». Attualmente nell’esperienza dei Quadri di valorizzazione sono coinvolti 60 Comuni con 45 Qsv attivati, di cui dieci intercomunali. Previsti fin dal 2008, i Quadri partono dall’analisi delle cause legate alla perdita di residenti, dalla mancata diversificazione dell’offerta commerciale, dall’inadeguatezza dei servizi alla cittadinanza e ai visitatori, dal sottoutilizzo o dal degrado di parte del tessuto edilizio pubblico e privato. Un’analisi che serve proprio per costruire i progetti di valorizzazione.
