Una semplificazione burocratica e l’interruzione del pagamento del contributo ambientale. È quanto chiedono alla Regione gli imprenditori del settore cave: «Stiamo vivendo un momento eccezionale – scrivono in una nota Luca Cipiccia e Francesco Piselli, della sezione materiali da costruzione e attività estrattive di Confindustria Umbria – che per la sua drammaticità richiede misure parimenti eccezionali». Il settore da qualche anno sta attraversando una crisi raccontata anche dei recenti numeri diffusi proprio da palazzo Donini: tra il 2007 e il 2012 il comparto ha accusato una crisi del 45%, una flessione che non risparmia neppure l’export e «nonostante questo costante calo, nel 2008, la quota del contributo ambientale che le aziende corrispondono a Regione, Provincia e Comuni in relazione al materiale estratto – è detto ancora nella nota -, è stata aumentata del 50%».
L’OSSERVATORIO SULLE CAVE DELLA REGIONE
La crisi «Di questo passo e in queste condizioni – sottolineano – il settore non potrà sopravvivere con conseguenze gravi per le imprese che vi operano, per le persone che vi lavorano direttamente e per l’intera filiera delle costruzioni». Di fronte a questo quadro quindi gli imprenditori del settore chiedono a palazzo Donini, nel breve periodo, di interrompere il pagamento della tassa. Tassa che data la crisi ha visto il gettito calare negli ultimi anni: nel 2011 ad esempio ha consegnato alle casse della Regione 2,1 milioni di euro contro gli 1,65 dei 12 mesi precedenti. Sulle 95 cave attualmente autorizzate in Umbria quelle attive sono 70 (51 nella provincia di Perugia), mentre il settore ampiamente più colpito è quello del basalto (-73%), seguito dai calcari (-45%), argille (-43%) e ghiaie e sabbie (-30%). Ma forse il dato che meglio di altri sintetizza la crisi è quello relativo alle scorte dei materiali che fanno segnare il record di 51 milioni di metri cubi con una prevalenza di ghiaia e sabbie, argille, arenarie, calcari, basalti.
Modifiche normative Oltre all’interruzione del pagamento gli imprenditori chiedono alla Regione un «non più rinviabile avvio di un percorso per la modifica della normativa regionale che regola le attività estrattive». Un percorso verso «una semplificazione dei procedimenti e uno snellimento delle procedure – scrivono Cipiccia e Piselli – sia per l’accertamento dei giacimenti che per il rilascio delle autorizzazioni e l’approvazione delle varianti in corso d’opera». «La Regione – concludono – in altre occasioni si è dimostrata sensibile e disponibile a prendere in considerazione le istanze del settore. Confidiamo di poter essere ascoltati anche su queste richieste soprattutto in relazione alla gravità della situazione in cui versano le imprese legate all’industria estrattiva».

Ma chi vogliono prendere in giro?
Da una parte denunciano il fatto che la crisi ha diminuito l’attività (e quindi le scorte di materiali estratti si incrementano, etc etc), dall’altra chiedono maggiore facilità nell’aperturabdi nuove cave? E perché, di grazia, visto che quelle esistenti sono sottoutilizzate?