Lavoro Foto Fabrizio Troccoli

La cassa integrazione rallenta in Umbria nei primi sei mesi del 2026, ma il dato di giugno riaccende un campanello d’allarme. Tra gennaio e giugno sono state autorizzate in regione circa 2,87 milioni di ore di Cigo e Cigs, il 3,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. A livello nazionale la riduzione è stata molto più marcata: le ore complessivamente autorizzate sono state 250,7 milioni, il 17,55% in meno rispetto al primo semestre dell’anno precedente.

È una differenza che colloca l’Umbria in una posizione particolare. La regione beneficia del rallentamento generale del ricorso agli ammortizzatori sociali, ma in misura molto più contenuta rispetto alla media italiana. E soprattutto il mese di giugno mostra un’inversione di tendenza per la cassa integrazione ordinaria.

Secondo i dati Inps, nei primi sei mesi dell’anno in Umbria sono state autorizzate 1,98 milioni di ore di Cigo, contro 2,03 milioni nello stesso periodo del 2025: il calo è del 2,6%. La Cigs è scesa da circa 940.800 a 890.800 ore, con una riduzione del 5,3%. I Fondi di solidarietà hanno invece registrato circa 53.700 ore, il 23% in meno rispetto al primo semestre 2025.

Considerando Cigo e Cigs, il totale umbro si ferma dunque a 2,87 milioni di ore, contro quasi 2,98 milioni di un anno prima. Se si aggiungono i Fondi di solidarietà, si arriva a circa 2,92 milioni di ore, rispetto a 3,04 milioni nel primo semestre 2025.

La distanza rispetto alla dinamica nazionale è significativa. In Italia la Cigo ha totalizzato nel semestre circa 115,2 milioni di ore, il 30% in meno rispetto al 2025. La Cigs si è invece attestata a 127,5 milioni, con una riduzione molto più contenuta, pari al 3,2%.

È questo il dato sul quale si concentra l’analisi di Lavoro & Welfare, presieduta da Cesare Damiano: la componente straordinaria sta assumendo un peso crescente rispetto a quella ordinaria. Il fenomeno viene letto come un segnale di una crisi che presenta una componente sempre più strutturale, legata a ristrutturazioni, ridimensionamenti e difficoltà aziendali di più lunga durata.

L’Umbria, sotto questo profilo, segue in parte la tendenza nazionale. La riduzione della Cigs regionale è infatti molto più contenuta rispetto al crollo della Cigo nazionale. E nel territorio non mancano vertenze nelle quali la cassa integrazione è collegata a problemi industriali che si trascinano da mesi.

Il caso della Stf Loterios di Fontignano è uno degli esempi più recenti. I lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria da mesi e nel giugno scorso i sindacati hanno denunciato il peggioramento della situazione dello stabilimento, chiedendo l’apertura di un tavolo nazionale.

Anche nel polo chimico ternano la cassa integrazione resta legata a vertenze industriali di particolare rilievo. Per Moplefan, ex Treofan, la cassa integrazione è stata prorogata fino a novembre mentre proseguivano le verifiche sul possibile rilancio produttivo dello stabilimento.

Il dato più interessante arriva però dall’ultimo mese del semestre. In Umbria la Cigo di giugno ha raggiunto circa 440.900 ore, contro circa 406.500 del giugno 2025: un aumento dell’8,5%.

È una dinamica opposta a quella registrata sul semestre e va nella direzione del segnale arrivato dall’Italia. Secondo l’elaborazione di Lavoro & Welfare sui dati Inps, a giugno la Cigo nazionale è salita a 21,4 milioni di ore, il 60,9% in più rispetto a giugno 2025 e il 23,6% in più rispetto a maggio. Nel complesso, le ore di cassa autorizzate nel mese sono state 50,6 milioni, il 10,05% in più su base annua.

A livello italiano il settore meccanico continua a essere quello che concentra il maggior numero di ore di cassa integrazione: oltre 100 milioni nel semestre, pur con una riduzione del 24,9%. Seguono il metallurgico, con più di 30 milioni di ore e un aumento dell’11,42%, l’edile con oltre 14 milioni (+20,48%), il chimico con più di 13 milioni (-28,47%), pelli e cuoio con oltre 12 milioni (-23,04%), commercio e legno, entrambi oltre 11 milioni, e il tessile con oltre 9 milioni.

La geografia della cassa integrazione conferma il peso dei grandi sistemi industriali. La Lombardia è prima con circa 49 milioni di ore, seguita dal Veneto con 31,1 milioni, dal Piemonte con 27,1 milioni, dalla Puglia con 25,4 milioni, dall’Emilia-Romagna con 23,4 milioni e dalla Toscana con 17,5 milioni.

C’è poi un altro elemento dell’analisi nazionale che aiuta a leggere il dato umbro. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 203 i decreti di Cigs per crisi con cessazione dell’attività, il 36,24% in più rispetto al 2025. I decreti complessivi di Cigs sono stati 1.471, con un calo dell’1,47%, mentre le unità produttive coinvolte sono aumentate da 2.430 a 2.746, il 13% in più.

La fotografia suggerisce che meno ore autorizzate non equivalgano automaticamente a un miglioramento generalizzato delle condizioni industriali. Il volume della cassa può diminuire anche mentre cresce il numero di stabilimenti interessati da processi di ristrutturazione o da situazioni aziendali complesse.