di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi
Sotto l’albero del mondo del lavoro umbro c’è un pacco pieno solo per metà. Nel corso dell’incontro di giovedì pomeriggio a palazzo Donini tra membri dell’esecutivo, sindacati e associazioni centrato sul rifinanziamento della cassa integrazione in deroga è emerso con chiarezza che risorse sufficienti per tutto il 2013 non ci sono. E a spiegarlo è direttamente la presidente della Regione Catiuscia Marini nel corso della conferenza stampa di fine anno andata in scena venerdì: «Le risorse – ha detto – sono insufficienti al fabbisogno, basteranno a coprire fino a maggio 2013». Fare una stima della quantità di soldi a disposizione non è semplice ma di certo è lontana dai 52 milioni di euro del 2012. Anno in cui sono state assistite 3.043 imprese per un totale di 11.441 lavoratori. La Cgil, in una nota firmata dal segretario umbro Mario Bravi e da Giuliana Renelli parla di «una copertura di risorse certe che oggi è di poco più di un quarto della somma necessaria».
Azioni più selettive La gravità della situazione sta in alcuni numeri, dai 650 milioni stanziati dal Governo per il 2013, cifra giudicata largamente insufficiente, a quelli che riguardano l’Umbria: secondo i dati dell’Osservatorio nazionale della Cgil, nel mese di ottobre 2012 su 27.684 lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione, ben 17.068 erano collocati in cassa in deroga, e di questi 8534 a zero ore». Per usare al meglio le (poche) risorse a disposizione, nel corso dell’incontro di giovedì è emerso che «nel 2013 – spiega la Marini – dovremo fare un uso migliore di quanto a disposizione. Occorrono azioni più selettive». Insomma, le richieste verranno valutate con criteri più stringenti sulla base di un’analisi semplice.
Il tiraggio Il quadro disegnato nel report dell’ufficio regionale per le Politiche attive del lavoro relativo al 2011 ad esempio, parlava di 11.800 lavoratori, per lo più operai (77.6%), impiegati nelle circa duemila aziende piccole e grandi che nel 2011 si sono viste autorizzate un ricorso alla cig di oltre 11 milioni di ore. Alla fine di quell’anno però ne risultavano consumate realmente all’incirca 3,5 milioni. La differenza tra le ore domandate e quelle poi concretamente integrate viene definito «tiraggio», che tradotta in termini meno tecnici si può anche definire paura: gli imprenditori infatti corrono a farsi autorizzare ore su ore di cassa integrazione in deroga salvo poi decidere, dopo essersi fermati a ragionare e aver misurato con più precisione il polso del mercato, di continuare a produrre senza così drenare risorse dalle già esauste casse dello Stato e delle Regioni. Ecco perché, secondo palazzo Donini, servono da ora in poi criteri più selettivi.
Cgil: serve sforzo ulteriore «Come Cgil dell’Umbria – dicono infine Bravi e Renelli -, nell’apprezzare lo sforzo compiuto con la sottoscrizione dell’accordo e con la conseguente assunzione di responsabilità, richiamiamo tutti ad uno sforzo ulteriore perché occorre essere consapevoli che sulla questione della cassa integrazione in deroga è a rischio la coesione sociale della nostra Regione. Non possiamo permetterci di lasciare 17 mila lavoratori senza alcuna copertura economica e di non dare prospettive alle oltre tremila aziende umbre interessate a questo tipo di ammortizzatore. Questo è uno dei punti prioritari per un’agenda alternativa a quella Monti, che deve essere basata sui diritti e sul lavoro».


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