L’economia umbra mostra segnali di miglioramento nei primi bilanci relativi al 2025 depositati nel 2026, ma procede a velocità diverse tra le province. Dai conti di circa metà delle società emerge una crescita del valore aggiunto e dell’Ebitda margin regionale, trainata da Terni, mentre Perugia rafforza produzione e investimenti. La produttività tiene meglio della media italiana ma resta il divario sul capitale tecnologico e conoscitivo.
Fotografia I dati riguardano poco meno del 25,5% delle imprese attive umbre ma rappresentano tra il 70% e il 75% del fatturato complessivo. Il campione comprende società di capitali e cooperative obbligate al deposito del bilancio. La cosiddetta Corporate Umbria mantiene il profilo di un sistema produttivo capace di generare ricavi e investimenti materiali, ma con una storica difficoltà nel trasformare il volume d’affari in redditività.
Crescita Il valore aggiunto medio per impresa cresce in Umbria dell’11,2%, contro una riduzione del 12,5% a livello nazionale e del 15,7% nelle Marche. La Toscana registra un aumento del 5,6%. Anche il valore della produzione medio cresce dello 0,3%, mentre in Italia diminuisce del 14,6%. L’utile medio per impresa passa da 103.059 a 104.399 euro, mentre il dato nazionale scende da 158.141 a 130.507 euro.
Margini L’indicatore più significativo è l’Ebitda margin, cioè il rapporto tra margine operativo lordo e valore della produzione. In Umbria sale dall’8,4% all’8,8%, mentre in Italia scende dal 9,8% al 9,2%. Marche e Toscana restano più avanti, rispettivamente al 10,3% e al 9,9%. Il miglioramento regionale dipende soprattutto da Terni. Nel Perugino il margine resta stabile, passando dall’8,6% all’8,5%. Nel Ternano aumenta invece dal 7,6% al 10%.
Province Il risultato di Terni va letto insieme alla riduzione del valore della produzione medio, sceso del 24,6%. Le imprese ternane trattengono quindi una quota maggiore di margine su un volume medio di attività più contenuto. Perugia registra invece una crescita del valore della produzione del 7,5%. Nel capoluogo regionale l’utile medio scende del 2,3%, da 118.666 euro, ma il valore aggiunto per impresa cresce del 14,3%. A Terni l’utile medio aumenta del 33,3%, passando da 53.093 a 71.866 euro, mentre il valore aggiunto cresce del 2,5%.
Produttività Il valore aggiunto per addetto diminuisce in Umbria dello 0,7%, una flessione più contenuta rispetto al -7,7% nazionale. A Perugia il calo è dell’1,6%, mentre a Terni cresce del 3,1%. In termini reali, la produttività regionale si attesta a 50.348 euro per addetto, contro 55.729 euro in Italia. Il ritardo resta quindi del 9,7%. Perugia arriva a 51.462 euro, Terni a 46.143.
Investimenti La distanza tra le due province emerge anche dal capitale produttivo. A Perugia le immobilizzazioni complessive aumentano del 10,1% e quelle materiali del 18,9%. Gli investimenti hanno superato ammortamenti, svalutazioni e cessioni. A Terni le immobilizzazioni complessive diminuiscono invece del 16,1%, quelle materiali del 14,7% e quelle immateriali del 9,1%. Il dato non consente ancora di stabilire se si tratti di una fase di razionalizzazione o di una minore capacità di ricostituire il capitale.
Innovazione Il punto più debole resta il capitale immateriale. Software, brevetti, licenze, costi di sviluppo e avviamento valgono in Umbria circa 77 mila euro medi per impresa, in calo del 10,7%. Il confronto con il dato 2024 mostra una distanza significativa: circa 86 mila euro in Umbria contro 264 mila in Italia, 201 mila nelle Marche e 374 mila in Toscana.
Scenario Con un valore della produzione della Corporate Umbria vicino ai 40 miliardi di euro, ogni punto percentuale in più di Ebitda margin equivale a circa 400 milioni di euro di margine operativo lordo. Avvicinarsi ai livelli delle Marche significherebbe aumentare le risorse disponibili per investimenti, innovazione e rafforzamento patrimoniale.


