Per la Fillea Cgil l’ordinanza regionale per gestire il caldo estremo nei luoghi di lavoro «non basta» e c’è la necessità di «rimodulare gli orari dei cantieri». La richiesta arriva direttamente dalla segretaria della sigla Elisabetta Masciarri, secondo cui «la nuova ondata di calore conferma come il caldo estremo non sia più un episodio straordinario, ma una nuova normalità con cui il mondo del lavoro deve misurarsi» anche in Umbria.
In particolare, pur riconoscendo che «il confronto tra Regione e parti sociali del 10 giugno scorso ha permesso di estendere le tutele ai lavoratori esposti», la sindacalista sostiene che ci sia la «necessità di andare oltre», perché l’ordinanza firmata dalla presidente Stefania Proietti «è sia limitata nel tempo, intervenendo solo in presenza di determinate condizioni di rischio, che nelle attività» a cui assicura tutela. Masciarri sostiene, infatti, che «diversi cantieri stradali e altre tipologie di lavorazioni esposte al sole non rientrano pienamente nel perimetro del provvedimento e rischiano quindi di restare scoperte».
Da qui la richiesta «urgente» affinché «gli orari dei cantieri siano anticipati e rimodulati stabilmente nelle giornate a rischio, anche nei lavori stradali e in tutte quelle attività che, per tipologia, organizzazione o interpretazione del provvedimento, rischiano di restare fuori dal perimetro dell’ordinanza regionale», è scritto nella nota della Fillea Cgil, secondo cui naturalmente «servono regole nazionali chiare e, allo stesso tempo, una responsabilità e una capacità di coordinamento regionali forti e in grado di tradurre il rischio climatico in scelte concrete».
In particolare, Masciarri invita a intervenire con misure “strutturali” «inserendo la variabile climatica nei capitolati, nei cronoprogrammi e nell’organizzazione dei cantieri pubblici e privati deve entrare», mentre è chiaro per la Fillea Cgila che «le scadenze, comprese quelle del Pnrr, non possono e non devono più diventare una ragione per comprimere la sicurezza o scaricare sui lavoratori il costo dell’accelerazione», perché «la tutela della salute e della sicurezza di chi lavora deve venire prima di tutto».


