di D.B.
Fare la spesa potrebbe costare ad ogni famiglia 1.668 euro in più. I conti li fanno Federconsumatori e Adusbef che commentano così i dati Istat sull’inflazione relativa a novembre, diffusi giovedì, che parlano di un aumento per il cosiddetto «carrello della spesa» del 4,2% in un anno. L’inflazione nel suo complesso scende invece dal +3,4% di ottobre al +3,3% di novembre. Secondo l’Istituto di statistica, per quel gruppo di prodotti acquistati con più frequenza dalle famiglie (dal cibo ai carburanti) l’aumento è stato più forte sia rispetto al +4,1% di ottobre che al +3,3% che comprende i prezzi di tutti i prodotti in commercio tramite i quali si misura l’inflazione. Se si pensa poi ai maxi-aumenti decisi dal governo nei giorni scorsi per benzina e diesel, le cose nella rilevazione di dicembre non potranno che peggiorare. Il +4,2% di novembre, sottolinea l’Istat, è il dato peggiore dall’ottobre 2008.
Boom per caffè e zucchero I prodotti alimentari e le bevande analcoliche hanno registrato un forte rincaro, con i prezzi saliti su base mensile dello 0,7% e in termini tendenziali del 3,1%. Il rialzo annuo più forte dal febbraio del 2009. A spingere in alto l’inflazione ci pensano in particolare, secondo l’analisi di Coldiretti, caffè e zucchero con rincari record del 17%. «L’andamento internazionale delle quotazioni delle materie prime ha provocato – sottolinea la Coldiretti – un rincaro consistente del costo della tazzina anche in Italia che ha registrato un rialzo di quasi sei volte superiore a quello medio degli alimentari. In un paese come l’Italia dove l’86% dei trasporti commerciali avviene su gomma è peraltro l’aumento dei carburanti a determinare un effetto valanga sul prezzo finale di vendita dei prodotti di largo consumo come il cibo e le bevande, con ogni pasto che – precisa la Coldiretti – percorre infatti in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole».
Perugia: +2,8% Il dato che riguarda l’inflazione complessiva nel capoluogo di regione segna invece un’inversione di tendenza rispetto a ottobre. Il paniere nel suo insieme scende infatti dello 0,6% mentre il 2011 si dovrebbe chiudere con un un aumento del 2,8%. Il rallentamento del dato nazionale secondo l’Istat deriva da un calo dei prezzi dei servizi, affiancato da un leggero aumento del costo dei beni. In particolare scendono i prezzi dei servizi «ricreativi, culturali e per la persona» e quelli dei trasporti. I beni alimentari non lavorati e quelli energetici non regolamentati tendono invece a spingere in alto, coi loro rialzi, la dinamica inflazionistica.

