di Iv. Por.
E’ partita ufficialmente la riforma delle Camere di commercio italiane che porterà al dimezzamento del loro numero. Il comitato esecutivo di Unioncamere ha varato ufficialmente mercoledì l’operazione riordino prendendo atto delle prime indicazioni maturate a livello regionale.
Via agli accorpamenti La richiesta era di indicare le possibili aggregazioni per portare il numero totale delle Camere dalle attuali 105 a non più di 50-60. Tredici Unioni regionali, tra cui l’Umbria, hanno già provveduto ad approvare l’accorpamento delle strutture camerali del proprio territorio, mentre le rimanenti formalizzeranno l’analogo percorso nei prossimi giorni. Gli accorpamenti tendono a creare realtà locali con un bacino pari ad almeno 80 mila imprese che coniuga sostenibilità economica e valorizzazione dei territori. Entro l’autunno tutte le Camere di commercio saranno impegnate a deliberare il nuovo assetto.
Dove si accorpa Le 12 Unioni regionali che hanno già compiuto il primo, determinante passo sono l’Abruzzo (che porterà a 2 le 4 Camere di commercio oggi esistenti, con l’accorpamento di Teramo e L’Aquila e di Pescara e Chieti), la Basilicata (da 2 a 1), la Calabria (da 5 a 3), la Campania (da 5 a 4, con Avellino e Benevento destinate a unificarsi ), l’Emilia Romagna (da 9 a 4), il Lazio (da 5 a 2, ovvero l’area metropolitana di Roma e le altre province insieme), la Liguria (da 4 a 2, l’area metropolitana di Genova e l’accorpamento in una sola strutture delle rimanenti province), il Molise (da 2 a 1), il Piemonte (da 8 a 3, con Torino, la Camera del Sud e la Camera del Nord Piemonte), la Puglia (da 5 a 3 in virtù degli accorpamenti di Bari e Taranto e di Brindisi e Lecce), il Veneto (da 7 a 5) e l’Umbria (da 2 a 1). La “geografia” camerale non muterà, invece, in Trentino Alto Adige, dati i vincoli delle due province a statuto speciale, e in Valle d’Aosta, dove esiste una sola Camera di commercio.
Tampone alla riforma del governo La riorganizzazione, in verità, cerca di tamponare la riforma de imperio messa nero su bianco dal governo con il decreto sulla semplificazione, i cui effetti sono stati denunciati pochi giorni fa dal presidente della camera di commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni. Dunque Unioncamere cerca di anticipare non limitandosi a una riduzione del numero delle Camere di commercio: sostanzialmente questa operazione, una volta giunta a regime, consentirà al sistema camerale di realizzare importanti economie, almeno pari a quelle previste nel decreto sulla P.A. approvato dal Governo, grazie anche all’adozione di costi standard ed alla razionalizzazione delle società del sistema. Si arriverà a un accordo? Difficile dirlo oggi.
Spending review «Come si conviene a istituzioni ‘del fare’, quali sono le Camere di commercio, stiamo portando a termine il processo di riorganizzazione delle 105 strutture oggi presenti sul territorio», commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Il processo di accorpamento intrapreso, ragionato e condiviso, punta certamente a una riduzione delle spese, ma anche alla salvaguardia delle specificità territoriali del nostro sistema produttivo al quale è diretta l’azione di servizio svolta dalle Camere di commercio. Il nostro obiettivo è quindi sì di spending review, ma anche di ottimizzazione delle azioni di supporto alle imprese, soprattutto di piccole dimensioni, che peraltro in queste settimane in cui tanto si è discusso di taglio drastico delle risorse del sistema camerale e del suo possibile ridimensionamento funzionale, non ci hanno fatto mai mancare il loro sostegno».
