Giorgio Mencaroni

di Ivano Porfiri

Una scure da 10 milioni di euro l’anno su un bilancio di 20, di cui resteranno i circa 7 milioni per il personale e poco più. Giorgio Mencaroni, a fine mandato, traccia un bilancio e si ricandida alla Camera di commercio lanciando  la proposta di fusione con Terni. Ma ripete a più riprese una postilla dolorosa: «Se ancora ci saremo».

Primum vivere La prima preoccupazione dell’ente camerale, che ha avviato le pratiche per il rinnovo del consiglio direttivo (se tutto procederà secondo i tempi il nuovo presidente si insedierà a metà settembre), è infatti la sua sopravvivenza, alla luce del decreto legge 90 sulla “semplificazione” nel quale si prevede il dimezzamento del contributo annuale che le imprese devono versare alla Camera di commercio. «Questa norma non porta con sé alcuna semplificazione – spiega – il taglio è un’eutanasia delle Camere di commercio: ben 48 non sarebbero in grado di pagare il personale, le altre 57 si vedrebbero ridotte fortemente le risorse per le attività promozionali e di sostegno alle imprese. Se le Camere di commercio non si vogliono più si faccia una legge, invece così si spera che muoiano da sole».

I conti in tasca In particolare, a Perugia «su un bilancio complessivo di circa 20 milioni – ha spiegato Mencaroni – il taglio costerebbe circa 8 più la parte del taglio sulla maggiorazione al contributo (applicata proprio dall’ente perugino ad hoc per sostenere, ad esempio, la costruzione della Quadrilatero), per un totale di circa 10 milioni». Dato che il personale pesa circa il 30% delle uscite, si capisce bene come il taglio garantirebbe la sopravvivenza dell’ente e poco più. Mencaroni ha anche reso pubblico il suo compenso, 42 mila euro lordi annui, e quello dei membri della giunta camerale: 103 euro a testa per ogni riunione. A fronte di ciò negli ultimi 5 anni ha Camcom ha gestito 84 milioni generando valore aggiunto per i destinatari dei controbuti pari a 70 milioni, di cui 49 attraverso interventi economici diretti per il sistema economico locale. Questi interventi sono andati: per 8 milioni al turismo, per 7 su credito e sostegno alle pmi, 3,5 per l’internazionalizzazione, 2,7 per innovazione e formazione. Ci sono poi i soldi per il capitolo infrastrutture: 5 milioni per la Quadrilatero, 1,2 per l’aeroporto (di cui la Camcom è socia di maggioranza). Oltre ai 400 mila euro per la candidatura di Perugiassisi a capitale europea della cultura 2019.

Razionalizzazione Proprio sugli interventi di aiuto alle imprese rischia di calare la scura del taglio. «E’ innegabile che una razionalizzazione sia doverosa – ha detto Mencaroni – e la stiamo facendo, come ad esempio la dismissione degli uffici di Ponte San Giovanni. Però se si tagliano le entrate si blocca tutta l’attività di sostegno al sistema imprenditoriale e un risparmio oggi si tramuterebbe in uno svantaggio domani». Anche perché, ha spiegato Mencaroni, i contributi da parte delle imprese sono tutt’altro che esosi: Nestlè Italia versa 960 euro l’anno, Poste italiane 49.200, Cucinelli 6.446, Luisa Spagnoli 5.524, Pac2000a 26.402, Officine Piccini 246.

Fusione con Terni Proprio in ottica anche di taglio dei costi, dall’Umbria sta per arrivare al ministero la proposta di fusione della Camera di commercio di Perugia con quella di Terni. «In molti campi già operiamo in sinergia e molti nostri progetti sono stati copiati da altre regioni. Questa nostra proposta va nell’ottica della semplificazione, sempre che esisteremo ancora».

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