di Iv. Por.
Caltiber non chiude del tutto, ma resta viva con alcuni rami di azienda nella speranza che lo scenario cambi e per onorare i debiti con i propri fornitori. Verranno impiegati circa 25 dipendenti. Per gli altri dal primo gennaio 2012 si aprono invece le porte di mobilità e cassa integrazione. Le precisazioni vengono dopo le notizie di chiusura diffuse nelle scorse ore.
Dolorosa transizione Non soccombere alla crisi e sanare i debiti con i propri fornitori sono stati i motivi che hanno spinto la Caltiber a metter in atto un piano di trasformazione. Questi gli obiettivi della dolorosa fase di transizione che porta, di fatto, la storica azienda di San Martino in Campo a cessare la produzione di calcestruzzo ma di restare viva.
I perché della crisi «La Caltiber – si legge in un comunicato – sta attuando, dopo averlo condiviso con i sindacati dei lavoratori, un piano di ristrutturazione e trasformazione societaria, l’unica strada possibile per non cedere all’attuale contesto economico, come peraltro accaduto a numerose realtà storiche del settore. La decisione dell’azienda è dettata principalmente da tre fattori: la situazione economica generale e la grave crisi in cui versa la filiera delle costruzioni, la restrizione nell’accesso al credito, l’enorme aumento degli insoluti da parte dei propri clienti».
Il Piano Il Piano di ristrutturazione prevede la continuazione da parte di Caltiber di alcune attività come la produzione di inerti selezionati e del solaio Cobiax. Quest’attività impiegherà quattro-sei persone. Inoltre sarà costituita una nuova società – guidata da Carla Pencelli – denominata «In Caltiber» che prenderà in affitto i rami di azienda relativi alla produzione del calcestruzzo e del ferro e si occuperà di tutta la parte commerciale. Qui lavoreranno circa 20 persone. Tutto il personale impiegato sarà lo stesso che lavorava per l’azienda.
La volontà dei soci Il fine di tutta questa operazione è quello di restare sul mercato e onorare tutti i debiti che l’azienda ha con i propri fornitori. La volontà espressa da tutti i soci, e in particolare dai fondatori Carlo Pencelli e Oscar Cipolletti, è quella di «onorare completamente i propri fornitori nel più breve tempo possibile e proseguire insieme a loro il rapporto trentennale attraverso la nuova “In Caltiber”».
Chiesti sacrifici L’azienda, inoltre, ha messo a disposizione tutto il proprio capitale come garanzia della volontà di onorare tutti i propri debiti. Si tratta quindi – si legge nel comunicato di «un’operazione trasparente che si è resa necessaria per evitare situazioni ancora più gravi». «La proprietà – si legge ancora – si rende conto di aver chiesto un sacrificio a una parte dei propri storici dipendenti per i quali è previsto il ricorso alla cassa integrazione e alla mobilità. Ma tra i suoi obiettivi, confidando nelle proprie e in attesa di un’inversione di tendenza del mercato, vi è quello di recuperare il maggior numero possibile di contratti di lavoro».

