Lavoro Foto Fabrizio Troccoli

La Cgil dell’Umbria, nel tracciare il quadro della condizione lavorativa della regione umbra, denuncia due fenomeni contrastanti, che dilagano nelle imprese. Se da un lato infatti, sostiene il sindacato, i contratti a tempo indeterminato raggiungono un «calo storico», dall’altro, invece, aumenta il fenomeno dei «contratti pirata», ovvero quei quelli siglati da sindacati e soprattutto associazioni datoriali «scarsamente o per nulla rappresentantive, che tolgono diritti e pezzi di retribuzione ai lavoratori, a partire dalla 14esima mensilità».

«Contratti pirata» «Continuiamo a registrare casi di contratti, firmati in particolare da una sigla sindacale, la Cisal, nel settore della distribuzione alimentare – spiegano Vasco Cajarelli, per la Cgil Umbria, e Francesco Cirlincione, dell’ufficio vertenze Filcams Cgil Perugia – contratti che non solo producono un danno notevole ai lavoratori che perdono la 14esima mensilità e altri elementi previsti nel contratto nazionale di riferimento, ma anche alle stesse aziende, che si espongono a possibili ricorsi e sanzioni».

La denuncia Cgil e Filcams denunciano anche il ruolo svolto «da alcuni studi professionali di consulenti che favoriscono questa pratica, accreditandosi così presso le imprese e dando vita di conseguenza a forme di concorrenza sleale anche nei confronti degli altri consulenti del lavoro». Visto il ripetersi di questi episodi, «nonostante l’impegno già messo in campo dalle organizzazioni sindacali, anche insieme ad alcune associazioni datoriali», Cgil e Filcams annunciano l’intenzione di organizzare un’iniziativa pubblica rivolta in primo luogo ai lavoratori, coinvolgendo sindacati, associazioni datoriali, l’ordine dei consulenti e i parlamentari umbri, «affinché si facciano portavoce presso il ministero del Lavoro della necessità di un intervento immediato». «Nel frattempo – concludono Cgil e Filcams – il messaggio da mandare ai lavoratori è che un deterrente a questi episodi c’è ed è la presenza di organizzazioni sindacali realmente rappresentative. Infatti, laddove ci sono Cgil, Cisl e Uil questi episodi non si verificano, mentre il terreno fertile è proprio l’assenza di una rappresentanza sindacale forte».

Contratti Sul fronte delle assunzioni a tempo indeterminato l’aggiornamento (agosto 2016) dell’Osservatorio nazionale sul precariato dell’Inps riferito al periodo gennaio-agosto 2016 riporta un calo «preoccupante». «Nei primi otto mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 7.822, quelle a termine 28.444, i contratti di apprendistato 2.910, le assunzioni stagionali 2.124. Nello stesso periodo le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato sono state 11.656, mentre il complesso delle cessazioni ammonta a 35.396 unità. Il dato positivo in termini assoluti – spiega Cgil – (le assunzioni superano le cessazioni) nasconde un evidente peggioramento sul versante della qualità del rapporto di lavoro, che si sostanzia sia nel crollo delle assunzioni a tempo indeterminato, sia nella costante esplosione del fenomeno dei voucher, che ad agosto 2016 avevano già superato quota 1,6 milioni di buoni staccati, con un aumento del 37,8% sul 2015 (superiore alla media nazionale) e addirittura del 68,3% sul 2014. Questi dati – dice la Cgil – confermano ancora una volta i limiti e gli errori strutturali delle politiche del lavoro messe in campo dal Governo Renzi, il fallimento sostanziale del Jobs Act e l’esigenza di politiche economiche alternative».