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Oltre 10 milioni di euro all’anno. È il conto che le imprese umbre pagano per autocertificazioni ricorrenti, pratiche ripetute e richieste di dati che la pubblica amministrazione possiede già. Un costo nascosto che – secondo un’elaborazione diffusa dalla Camera di commercio dell’Umbria sulla base di dati Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo Pa – grava soprattutto sulle micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo regionale. Tradotto in numeri significa circa 10,4 milioni di euro ogni anno, oltre 424 mila pratiche amministrative e circa 52 mila giornate-uomo assorbite da attività considerate a basso valore aggiunto.

Analisi Il calcolo parte da un dato nazionale. L’indagine evidenzia che le dieci autocertificazioni più diffuse generano in Italia 27,5 milioni di pratiche all’anno, pari a 3,4 milioni di giornate lavorative e a un costo complessivo di quasi 674 milioni di euro. Rapportando l’onere allo stock delle imprese registrate emerge una spesa media di circa 115 euro annui per azienda. Applicando questo valore alle 90.231 imprese registrate in Umbria si arriva alla stima regionale di oltre 10 milioni di euro l’anno. Non si tratta, viene sottolineato, del costo complessivo della burocrazia ma della quota più facilmente riducibile attraverso l’interoperabilità delle banche dati e la digitalizzazione delle procedure.

Risparmi Secondo lo studio, una riduzione degli oneri amministrativi compresa tra il 25 e il 35 per cento consentirebbe alle imprese umbre di recuperare tra 2,6 e oltre 3,6 milioni di euro l’anno. L’obiettivo di lungo periodo resta però più ambizioso: eliminare del tutto le richieste ripetute di informazioni già presenti negli archivi pubblici. Un risultato che potrebbe essere raggiunto attraverso il principio del «dato una sola volta», basato su banche dati che dialogano tra loro e controlli automatizzati.

Dichiarazioni «Per un’impresa, il tempo perso a ripetere dati che la pubblica amministrazione possiede già non è un dettaglio: è competitività sottratta – dichiara il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni -. Semplificare non significa abbassare i controlli, ma renderli più intelligenti, rapidi e sicuri. La Camera di commercio dell’Umbria è impegnata sulle due grandi transizioni, digitale ed ecologica, perché sono leve decisive per rafforzare il sistema produttivo regionale. Registro imprese, Cassetto digitale, Suap, interoperabilità dei dati e Punto impresa digitale servono a liberare energie, ridurre costi inutili e aiutare le aziende a investire meglio tempo, tecnologie e risorse».

Tessuto produttivo Il peso della burocrazia risulta particolarmente significativo in Umbria per la struttura stessa dell’economia regionale. La dimensione media delle imprese è pari a 3,7 addetti, inferiore sia alla media nazionale (4,3) sia a quella del Centro Italia (4,5). Inoltre le società di capitali rappresentano il 24,9 per cento delle imprese attive, contro il 29,3 per cento del dato nazionale. In molti casi, quindi, gli adempimenti amministrativi ricadono direttamente sul titolare o su pochi collaboratori, sottraendo tempo ad attività produttive, commerciali e di sviluppo.

Digitalizzazione La Camera di commercio individua nella transizione digitale uno degli strumenti principali per alleggerire il peso burocratico. Tra gli strumenti richiamati figurano il Suap (Sportello unico per le attività produttive), il Sistema informatico degli sportelli unici, il Cassetto digitale dell’imprenditore e il Punto impresa digitale. L’obiettivo è favorire la circolazione automatica delle informazioni tra enti pubblici e imprese, evitando la duplicazione delle richieste documentali.

Investimenti Il report evidenzia inoltre come l’Umbria debba ancora colmare parte del divario negli investimenti digitali. Nel 2025 hanno investito in innovazione tecnologica 52.577 imprese umbre, pari al 67,6 per cento del totale, contro una media nazionale del 71,8 per cento. Per raggiungere il livello italiano sarebbero necessarie circa 3.500 imprese in più impegnate in percorsi di digitalizzazione. Una sfida che, secondo la Camera di commercio, si intreccia direttamente con quella della semplificazione amministrativa e della competitività del sistema economico regionale.

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