La sede della Scs (foto Fabrizi)

«Siamo qui per tutelare i diritti dei depositanti e dei creditori, risparmiatori e clienti possono stare tranquilli». Sono queste le prime parole dei commissari di Bps e Scs che, dalle colonne del Corriere dell’Umbria, chiariscono obiettivi e modalità d’azione del mandato affidatogli con decreto del ministro delle Finanza appena 72 ore fa, cercando, contestualmente, di rassicurare sulle sorti di palazzo Pianciani. Da Roma, invece, dopo la relazione di Bankitalia su Scs pubblicata su Umbria24, arriva il documento firmato dagli ispettori di palazzo Koch a margine dei controlli condotti tra luglio e dicembre a palazzo Pianciani. A riportare i dettagli è Il Messaggero. Ma andiamo con ordine.

Fintecna ed Elettrotecna restano in Bps A parlare con il quotidiano umbro sono due dei tre commissari, il professore e avvocato Gianluca Brancadoro e il dottor Nicola Stabile, che spiegano: «I clienti non hanno da temere alcunché, non siamo qui in veste di commissari liquidatori e la nostra non sarà una gestione conservativa, ma professionale che farà bene alla banca». E i primi risultati sono già stati messi in cassaforte. Nelle ultime ore, infatti, sarebbero arrivate «conferme significative» da parte di «clienti importanti», tra cui spiccano la finanziaria pubblica Fintecna, controllata dalla Cassa depositi e prestiti, ed Elettronica Romana di Finmeccanica, che non toccheranno i propri depositi in Bps. Circa 60 milioni. Mentre si starebbe cercando di ricucire rapporti deterioratisi negli ultimi anni con altre grandi società che a palazzo Pianciani potrebbero riconsegnare capitali a sei zeri.

Rivedere struttura interna Bps Un’attività, questa, che procederà di pari passo al lavoro che gli amministratori sono stati chiamati a compiere per sanare quelle «gravi anomalie» rilevate dagli ispettori di via Nazionale. «L’obiettivo – spiegano Brancadoro e Stabile – è eliminare le pesanti irregolarità gestionali, ma anche rivedere la struttura interna dell’istituto e i processi decisionali e la ripartizione delle deleghe» in mano ai vertici di palazzo Pianciani. Nel mirino c’è, inevitabilmente, quell’accelerazione negli impieghi Bps che si sarebbe concentrata fuori dal territorio tradizionalmente di riferimento per l’istituto umbro e gli incagli la cui gestione, in una fase come quella attuale, è a dir poco cruciale.

Commissari: «Nessuno scossone al credito» «Non ci saranno scossoni all’erogazione del credito, i clienti – hanno affermato i due – alle prese con criticità finanziarie continueranno a essere accompagnati, la flessibilità sarà massima siamo consapevoli che questa è una banca del territorio». Sul futuro della selezione «Giovani meritevoli» che avrebbe dovuto portare all’assunzione di 100 diplomati e laureati, Brancadoro e Stabile chiedono tempo. «Da verificare c’è la possibilità di reddito dell’istituto e i volumi operativi» entrambi strettamente correlati ai livelli occupazionali. Cautela anche sulla trentina di contratti a termine in scadenza a fine anno, congelata anche l’apertura di nuove filiali.

MOODY’S DECLASSA RATING BPS 

La relazione Bankitalia su Bps Mentre da Spoleto gli amministratori straordinari di Bps e Scs lanciavano un messaggio rassicurante ai clienti, ma anche ai responsabili delle varie aree territoriali, a cominciare da quelli di Umbria, Marche e Milano, incontrati tra giovedì e venerdì dal commissario Giovanni Boccolini, a Roma circolava la relazione di Bankitalia su palazzo Pianciani, puntualmente pubblicata da Il Messaggero. Le contestazioni, alcune delle quali contenute anche nella relazione di palazzo Koch recapitata a Scs, si concentrano sul «trattamento economico sproporzionato del dg Francesco Tuccari», sulla richiesta formulata dai consiglieri Mps e «rigettata dai restanti consiglieri (in quota Scs, ndr)» di «ridurre i poteri del comitato credito coordinato da Tuccari al quale è riconducibile larga parte dei nuovi affidamenti» e a cui, al contrario, ha fatto seguito «un ampliamento delle deleghe».

Le assenze ingiustificate di D’Atanasio Nel mirino anche l’ex presidente Bps Nazzareno D’Atanasio che, per gli ispettori, «ha omesso di svolgere la funzione di coordinamento propria del ruolo, assente ingiustificato dal per tre mesi (settembre-novembre 2012) interrotta, senza circostanziate motivazioni, solo a seguito di sollecitazioni formali alla riassunzione della carica e di una lettera di censura». Di più.

I 180mila euro restituiti a Antonini Le disfunzioni interne hanno provocato insufficiente informativa alla «Banca d’Italia sull’esito degli accertamenti audit sull’irregolare movimentazione di conti di soggetti coinvolti in un’inchiesta della procura della Repubblica di Spoleto (tra cui l’ex presidente Antonini e suo figlio)». Tra le irregolarità anche «la restituzione proposta dal dg al cda del 20 novembre 2011, prima che pervenisse formale richiesta, di 180mila euro all’ex presidente, versati a fronte di una fattura di pari importo, sulla quale l’emittente aveva ottenuto da Bps un’anticipazione bancaria estinta poi dallo stesso emittente. La restituzione di tale somma è stata approvata con il voto contrario di diversi consiglieri». Rilevate anche discordanze in un aumento su sofferenze (61.3 milioni), incagli (17.7 milioni) e perdite (37.5 milioni) con «partite in default pari al 16.8% degli impieghi, di cui sofferenze per il 10%, con previsione di perdita del 6.7%»

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