La Banca Popolare di Spoleto (foto Fabrizi)
La Banca Popolare di Spoleto (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi e Daniele Bovi

È il manager 66enne Alberto Brandani il nuovo presidente della Banca Popolare di Spoleto (Bps). Sono arrivate nella tarda mattinata di mercoledì, durante il consiglio d’amministrazione (cda), le dimissioni dell’ex numero di palazzo Pianciani, Nazzareno D’Atanasio, dal febbraio 2011 alla guida dell’istituto di credito. D’Atanasio, però, continuerà a sedere nel board andando a occupare lo scranno appartenuto a Gabriele Chiocci. A uscire di scena, lasciando il proprio incarico di consigliere, è invece Aldo Amoni che il cda ha sostituto con il sindaco di Montefalco, l’avvocato Donatella Tesei.

Brandani,  nuovo presidente Al vertice della Bps il cda ha fatto accomodare Alberto Brandani. Il manager senese, per anni ai vertici del Monte dei Paschi (Mps), oltre attualmente nel cda di Ferrovie dello Stato, presidente di Federtrasporto e responsabile dell’organismo di vigilanza della società Anas, arriva a palazzo Pianciani a dieci giorni dalla scadenza degli accordi parasociali con Mps, che detiene il 26% di Bps, e all’indomani dell’indiscrezione circa la presenza di una cordata di imprenditori umbri, sostenuti da Coop pronti a mettere sul piatto 70 milioni e prendere il 51% della Spoleto credito e servizi (Scs) del presidente Giovannino Antonini. Probabile che il tentativo della Scs sia quello di rafforzare la governance dell’istituto di credito, sistemando alla presidenza una personalità «autorevole» e recependo, seppur parzialmente, le indicazione della Banca d’Italia sul rinnovamento del cda. Con un comunicato arrivato in serata la banca ha spiegato che le motivazioni delle dimissioni di D’Atanasio sono legate «all’impossibilità di adempiere alle incombenze connesse al ruolo, a causa di rilevanti impegni legati alla propria attività imprenditoriale»; quelle di Amoni invece sarebbero, informa sempre la nota «per motivi strettamente personali».

Viola (Mps): «La palla non sta a noi»  Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps, a margine dell’esecutivo dell’Abi ha commentato così il cambio al vertice di palazzo Pianciani: «C’è una scadenza di fine gennaio, entro la quale il socio di maggioranza deve rispondere. Aspettiamo la risposta e poi ci comporteremo di conseguenza la palla non sta a noi». A Umbria24 invece il numero uno di Scs Giovannino  Antonini ha preferito commentare solo la presenza della cordata di imprenditori: «C’è questo gruppo, non so cosa vorrebbero fare, probabilmente prendersi la banca – spiega -. Io dico che rappresento 20 mila azionisti ed è a loro che devo rispondere». All’orizzonte, invece, la relazione di Banca d’Italia, attesa dopo la seconda ispezione, e l’inchiesta giudiziaria. Uno dei protagonisti della cordata, guidata da mister Colacem Carlo Colaiacovo, pronta a dare la scalata alla banca è la Fondazione Carit. Ambienti della fondazione confermano l’interesse sulla vicenda ma al contempo i timori: sul tavolo ci sono problemi legati ai campanilismi, al reperimento dei fondi, al possibile futuro assetto. 

Record in Borsa Quel che è certo è che il movimento intorno alla banca sembra far bene al titolo quotato a Piazza Affari. Nella giornata di mercoledì infatti Bps chiude a quota 2,30 euro al pezzo, una cifra record che non si vedeva dall’ottobre del 2011 con 59.901 pezzi scambiati in 64 contratti. Alla campanella il prezzo di apertura era di 1,94 euro che significa, a fine seduta, +18,56% dopo il +5% di martedì (52 mila i pezzi scambiati). Insomma, la partecipazione degli operatori intorno al titolo sta salendo, il che potrebbe aprire una fase di volatilità (cioè di incertezza legata ad ampie forchette di prezzo) ma che è comunque da sottolineare perché il titolo Bps, come noto, è caratterizzato da un flottante (il numero di azioni che si possono liberamente scambiare) molto basso. Tanto per dire, in tutto gennaio (tolte le sedute di martedì e mercoledì) sono passate di mano circa 130 mila pezzi. Alla metà di gennaio inoltre il numero di contratti è già superiore a quello di novembre, dicembre e della maggior parte dei mesi del 2012; idem quindi per quanto riguarda il controvalore, già abbondantemente oltre la cifra fatta registrare in tutti i mesi del 2012. 

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