Futuro della Banca Popolare di Spoleto, l’appello dei sindacati alle istituzioni e al mondo imprenditoriale. Mentre la procura di Spoleto si prepara a richiedere il rinvio a giudizio del management che ha guidato palazzo Pianciani dal 2007 al 2012 e quella di Roma continua a indagare sulla presunta mazzetta da 50 mila euro che Giovannino Antonini, ex presidente della banca, si sarebbe detto pronto a versare al giudice del Tar del Lazio Franco Angelo Maria De Bernardi per spuntarla nella battaglia legale contro il commissariamento della Spoleto credito e servizi (Scs), i sindacati, in particolare la Uil, chiedono alle istituzioni, al mondo imprenditoriale e all’intera città del Festival di alzare la testa, rompere il silenzio, discutendo pubblicamente sulle prospettive di Bps.
Uil e Cigl «Non ci piace – scrive il segretario provinciale della Uilca, Luca Giardini – il silenzio di troppi e il fatalismo di chi non si muove neanche per tutelare i propri interessi. Dov’è la città di Spoleto, con le sue forze economiche ed istituzioni? I suoi cittadini sono ancora gli eredi di quelli che seppero creare due banche cittadine, oppure sono emigrati? Dove sono i soci di Scs che rischiano di perdere il loro investimento azionario?». L’invito del sindacato è chiaro: «Serve un dibattito cittadino che chiarisca i contorni della vicenda, perché occorre urgentemente volgersi al futuro che è ancora carico di troppe incertezze». Un invito ad agire in tempi rapidi viene anche rivolto alla magistratura da parte della Cgil che in una nota stampa scrive: «Chiediamo alla magistratura di far luce in tempi rapidissimi sull’intricata vicenda, evitando che a farne le spese siano i dipendenti di Bps».
Niente premio produzione Personale che alla fine di giugno non ha incassato il valore aggiunto produttività (vap), di fatto un premio produzione, a causa dei conti in rosso dell’istituto di credito. Nel 2011, nonostante i 12 milioni di perdita registrati da Bps, il management autorizzò il pagamento del vap, ma con 31.8 milioni di perdita segnati nel 2012 ai commissari non è rimasto altro da fare che applicare alla lettera il contratto nazionale.
