di Daniele Bovi

Potrebbero ammontare a circa 1,5 miliardi di euro in Umbria i crediti incagliati a causa dei diversi bonus edilizi, con gli usurai che cominciano a bussare alle porte delle imprese più in difficoltà. Il quadro è stato tracciato lunedì mattina a Perugia nel corso di una conferenza stampa tenuta dalle principali associazioni del mondo dell’edilizia (Ance, Cna e Confartigianato imprese) e dalle istituzioni. 

Crediti incagliati Secondo i dati di Cresme e Cna in Umbria il sistema dei bonus edilizi ha attivato circa tre miliardi di euro di investimenti, uno dei quali relativo al Superbonus mentre due riguardano tutti gli altri; circa il 50 per cento di questa cifra è rappresentata ormai da crediti incagliati secondo le stime fornite lunedì «e ormai – ha detto il direttore di Cna Roberto Giannangeli – ci segnalano l’arrivo in Umbria di soggetti che si dicono pronti ad acquistare i crediti. Il rischio usura c’è, quindi è il momento di intervenire». 

Le richieste Cna, Ance e Confartigianato hanno in primis lanciato un appello alle istituzioni territoriali (lunedì erano presenti la presidente della Regione Donatella Tesei, gli assessori dei Comuni di Perugia e Terni Margherita Scoccia e Federico Cini mentre i prefetti hanno dato forfait all’ultimo) affinché sollecitino il governo, che a febbraio come noto ha imposto lo stop alla cessione dei crediti, a trovare una soluzione rapida al problema: «È una bomba a orologeria – hanno detto – che potrebbe lasciare sul terreno tanti caduti. Le imprese si sono mosse nel rispetto della legge». Le associazioni hanno chiesto poi una proroga dal 30 marzo al 30 giugno per l’esercizio dell’opzione della cessione del credito e sconto in fattura, nonché «correttivi urgenti e indicazioni certe» per i bonus minori. 

Soluzioni urgenti «In assenza di soluzioni urgenti – ha detto il presidente di Cna Michele Carloni – si rischia una brusca frenata dell’economia, con ricadute pesanti sia in termini occupazionali che sociali». Albano Morelli di Ance ha posto l’accento sui possibili problemi che le decisioni del governo potrebbero creare per la ricostruzione post terremoto: «La possibilità di utilizzo combinato del contributo di ricostruzione e del Superbonus – ha detto – aveva la finalità di imprimere una forte spinta alla ricostruzione, soprattutto in termini di sicurezza e di qualità. Di conseguenza, è evidente che il venir meno delle opzioni della cessione e dello sconto porterà al blocco della ricostruzione stessa». Mauro Franceschini di Confartigianato ha chiesto poi chiarezza anche sui bonus minori: «Le norme vigenti – ha spiegato – impongono di identificare una data di inizio lavori. Ma da cosa si evince questo inizio lavori e come si certifica?».

Le istituzioni Dalla loro Regione e Comuni pur non nascondendo le perplessità sul meccanismo con cui il Superbonus è stato costruito, hanno promesso alle imprese che faranno la loro parte ma che la partita non è gestiva a livello territoriale: «C’è spazio – ha detto Tesei – per un’interlocuzione con il governo; cercheremo di trovare delle vie di uscita veloci». Per la presidente l’edilizia «è il motore trainante dell’economia», ma in ballo col Superbonus c’era «la tenuta dei conti pubblici». Detto questo, «le regole in corsa non possono essere cambiate perché le ripercussioni possono essere devastanti. Serve una maggiore riflessione da parte del governo con tutti i soggetti coinvolti». Quanto al terremoto, Tesei ha ricordato l’emendamento per far sì che le novità non si applichino nell’area del cratere.

Perugia e Terni Scoccia e Cini hanno invece messo alcuni numeri sul tavolo che testimoniano come la macchina del Superbonus si sia sostanzialmente fermata: «Nel 2022 a Perugia – ha detto Scoccia – abbiamo ricevuto quasi duemila Cilas contro le 300 del 2021; quest’anno invece siamo a poco più di 30. Di sicuro vanno salvaguardate le situazioni in essere». Scenario simile a Terni, dove in questi primi mesi dell’anno è stata presentata una sola pratica contro le 1.500 del 2022.