di Ivano Porfiri
Finalmente Basell apre alla trattativa vera per la cessione della sua area all’interno del Polo chimico di Terni. Una trattativa che gestirà la Regione Umbria. Intanto, però, rimane la chiusura sul rinnovo della cassa integrazione in deroga, ma su questo tema si è mosso il ministero per lo Sviluppo economico.
Ottimismo C’è ottimismo dopo l’incontro che si è svolto giovedì pomeriggio al ministero per lo Sviluppo economico tra le istituzioni locali e regionali, Lyondell-Basell e Novamont in rappresentanza delle aziende interessate alla reindustrializzazione del Polo chimico di Terni. Un ottimismo dovuto a una sostanziale apertura di Basell a trattare la vendita dei suoi 38 ettari. Un’apertura che, a dire dei presenti, non era mai stata così concreta.
Pronti a parlare di soldi «Stavolta ci siamo – afferma l’assessore all’economia Vincenzo Riommi – almeno ci sederemo intorno a un tavolo e si parlerà di cifre, e questo non era mai successo». L’appuntamento è per metà gennaio. «Gli avvocati di Basell, presenti all’incontro – prosegue Riommi – ci hanno detto che nei giorni scorsi è stata consegnata loro una perizia sugli immobili e, anche se non ci hanno fatto cifre, l’intento è di cominciare finalmente a discutere del prezzo dell’area, che loro hanno confermato di voler vendere in blocco». Questo aspetto taglia fuori la possibilità che Novamont tratti da sola con Basell: l’azienda guidata dall’umbra Catia Bastioli è interessata solo a una parte del sito.
Regione pronta a tutto «La Regione ha fatto e sta facendo di tutto perché si giunga a una soluzione positiva – dice Riommi – mettendosi a disposizione non solo a livello diplomatico, ma anche operativo». Tradotto: se ci sono difficoltà affinché Novamont acquisti formalmente il sito, potrebbe farlo un consorzio con in testa la Regione, per poi darlo in gestione alle imprese interessate. Compresa Terni Reserach, coinvolta anche grazie al vescovo Vincenzo Paglia.
«Terni val bene una messa» Proprio sul ruolo di Paglia, che ha reso nota la disponibilità di Terni Research di allearsi con Novamont nel corso dell’omelia alla messa di Natale nello stabilimento di Nera Montoro è da segnalare un certo fastidio in ambienti politici. «Terni val bene una messa», ha chiosato ironicamente l’assessore Bracco al collega Riommi durante la conferenza stampa di fine anno della giunta regionale. Una «sparata» più da amministratore che da religioso, ma che non può certo stupire chi sa quanto conti Paglia nelle vicende ternane.
Il problema Cig Tornando a Basell, a fare da contrappeso all’apertura sulla cessione, resta invece la chiusura sulla domanda di prolungamento della cassa integrazione in deroga per circa 40 lavoratori, che rischiano di andare in mobilità il primo gennaio. Riommi bolla questa come «una posizione incomprensibile». Anche perché il gesto, dal costo pressoché irrilevante per la multinazionale, aiuterebbe il clima di una trattativa non semplice.
Il peso di Passera Ma a far sbloccare le cose potrebbe essere il ministro in persona, Corrado Passera. Innanzi tutto il ministero ha annunciato una lettera ufficiale entro Natale a Basell per sollecitare la richiesta di cig. Poi, e l’aspetto non è secondario, Passera ben conosce la realtà dell’industria chimica, dato che Banca Intesa (di cui Passera è stato a lungo alla guida) ha interessi in Novamont. Tra l’altro voci di corridoio riportano come il governo stia inserendo nel decreto milleproroghe un’ulteriore spinta all’obbligo di uso dei sacchetti biodegradabili, core business di Novamont. Fosse vero, l’azienda avrebbe una ragione in più per chiudere presto e bene la partita ternana.


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