di Ivano Porfiri
Tre banche con una quarantina di sportelli e circa 250 addetti. E’ il panorama delle Banche di credito cooperativo in Umbria. Un mondo già in fase di cambiamento, su cui arriva ora la riforma del governo Renzi, che obbliga ad aderire a una holding capitalizzata con un miliardo di euro, a cui può sottrarsi solo che avesse una patrimonializzazione di almeno 200 milioni. Caso in cui non rientrerebbero neppure tutti insieme i tre istituti umbri: Crediumbria con sede a Moiano che, dal 2007, riunisce le ex Bcc di Trasimeno e Orvietano con quella di Terni e Valnerina (circa 15 filiali in totale); il Credito cooperativo umbro, ex Bcc di Mantignana, che copre anche il territorio di Perugia (13 filiali più due sportelli automatizzati); la Banca di credito cooperativo di Spello e Bettona (con 12 filiali).
Due si uniscono Nella nostra regione l’intervento del governo Renzi particolarmente atteso perché da oltre un anno è partito il processo di aggregazione con l’obiettivo di creare un polo bancario regionale del credito cooperativo. Una fusione che, in qualche modo, ha anticipato gli intenti della riforma ovvero accrescere la solidità patrimoniale, riducendo al contempo la parcellizzazione degli istituti sul territorio. Nella prima fase, però, hanno aderito solo due banche su tre: Crediumbria e Credito cooperativo umbro, con la Bcc di Spello rimasta alla finestra proprio in attesa della riforma governativa. Lo stato dell’arte parla di una fusione in stato avanzato tra Moiano e Mantignana: entrambi i cda hanno già approvato l’operazione a inizio anno. La palla è quindi passata in mano a Bankitalia, a cui restano circa 60 giorni per esprimersi, anche se numerose interlocuzioni fanno intendere in un via libera scontato da parte di Palazzo Koch. La parola finale passerà poi alle assemblee dei soci, che si riuniranno presumibilmente a maggio approvando contestualmente il bilancio straordinario e l’ok alla fusione.
Giovagnola: «Fusione ci rafforza» «Riforma e fusione sono due rette parallele», chiarisce subito Palmiro Giovagnola, presidente di Crediumbria. L’aggregazione con Mantignana è ormai in via di definizione. «Ed inoltre – dice Giovagnola – va già nella direzione del rafforzamento patrimoniale che tutti auspicano e che dovrebbe essere premiato dalla riforma, nella quale si dovrebbe garantire un surplus di autonomia a quelle realtà più virtuose per patrimonio, quantità e qualità del credito, accantonamenti». Il presidente di Crediumbra ci tiene a rimarcare, infatti, come si parli di un mondo «in larga parte sano» e che non c’entra nulla con quanto avvenuto nel caso delle popolari fallite come Etruria o Banca Marche. Già, perché nel tritacarne mediatico, l’intervento sulle Bcc si è sovrapposto, in un certo modo, al caso delle popolari. «Anzi – afferma – noi siamo stati quelli che le hanno salvate se è vero che a novembre tra noi e Mantignana siamo stati chiamati a contribuire con 850 mila euro al Fondo salvabanche».
Riforma tutta da capire Sulla riforma in sé, invece, Giovagnola non si esprime. «Impossibile farlo ora – spiega – perché il decreto non è stato ancora scritto e forse non sanno neppure come scriverlo. Poi bisognerà vedere come verrà attuato da Bankitalia. L’unica cosa che posso dire, da quanto si sa, è che è molto diverso dall’autoriforma proposta dal sistema delle Bcc». In particolare, a lasciare perplessi è il tetto dei 200 milioni. «Il pericolo – secondo Giovagnola – è che le più grandi decidano di restare fuori la holding indebolendo l’intero credito cooperativo».
Sindacati: «Inevitabili esuberi» Poca preoccupazione per la riforma, a faro sulla fusione, invece, da parte sindacale. «Le Bcc umbre dovranno per forza aderire alla holding – sottolinea Massimo Giulietti, segretario regionale della Fisac Cgil -. Noi ci riserviamo di leggere il decreto, i cui contorni non sono ancora chiarissimi. In linea generale dovrebbe essere un cappello che mette a riparo gli istituti dal fallimento, dato che le nuove regole europee impediscono a soggetti esterni di intervenire». Ciò che, però, interessa maggiormente i sindacati, attualmente, è l’aggregazione tra Crediumbria e Credito cooperativo umbro. «Ormai è un’operazione praticamente fatta – spiega Giulietti – che verrà chiusa entro il secondo trimestre del 2016. A livello sindacale creerà più di un problema. Il primo è dal punto di vista dell’armonizzazione contrattuale, dato che la banca di Moiano passerà dalla federazione toscana a Federlus, cioè quella romana, cui appartiene la ex Mantignana. E poi, ci insegna la storia, ogni aggregazione presuppone esuberi. Innanzi tutto di due direzioni ne resterà una, ci aguriamo almeno che l’operazione venga gestita al meglio e rafforzi, anziché ridimensionare, la presenza sul territorio».
«Nessuno senza lavoro» Su questo ultimo punto, però, giungono rassicurazioni dagli istituti: una clausola della fusione è che avvenga a esuberi zero, con la possibilità di aprire ulteriori 2-3 filiali qualora, in alcuni territori, si debba procedere alla chiusura di sportelli che si sovrappongono.
