di Marco Torricelli
Preoccupati lo sono di sicuro. Ma l’impressione è che i sindacalisti ternani siano, pure, un tantino spaventati per la piega che sta prendendo la trattativa per la cessione delle acciaierie e che dovrebbe portare, sì, il condizionale ci sta tutto, i finlandesi di Outukumpu a cedere gli stabilimenti ternani al gruppo italo-lussemburghese composto da Aperam, Arvedi e Marcegaglia.
Condizionale Facendo il punto «dopo le tredici assemblee con i lavoratori», nelle varie realtà che compongono la galassia degli acciai speciali ternani, i sindacalisti, ai quali non è sfuggito che «i lavoratori stanno sulle spine», dicono che sulla base delle informazioni in loro possesso «lo scenario che si delinea è composto più da ombre che da luci». Soprattutto perché Aperam «ha chiuso il primo trimestre del 2013 con un disavanzo di 11 milioni di euro e che il suo indebitamento ha ormai raggiunto il miliardo». La qual cosa, messa insieme alle «condizioni dei due partner italiani nell’operazione, tutt’altro che brillanti, soprattutto per quanto riguarda Marcegaglia, non tranquillizza affatto».
La finanza Tanto che, seppur in apparente contraddizione con la «sempre netta e decisa opposizione ad una possibile ipotesi legata alla cessione della fabbrica ad un operatore puramente finanziario (come potrebbe essere il fondo Apollo, l’unico altro soggetto ad aver presentato una proposta di acquisto impegnativa; ndr), auspichiamo che al fianco del soggetto industriale italo-lussemburghese, ci possa essere anche un operatore finanziario». Che potrebbe di garantire quella liquidità «indispensabile per affiancare al piano industriale, che pure vogliamo esaminare accuratamente, un piano finanziario adeguato e credibile».
Il piano europeo Ma i dubbi non sono solo legati all’effettiva capacità economico-progettuale di Aperam & C. «perché molto importante, per il futuro di Terni, sarà capire cosa c’è davvero scritto nel Piano europeo della siderurgia, che dovrebbe essere presentato, dalla Commissione europea, il 5 giugno prossimo» e su come si intende intervenire per risolvere il problema rappresentato dal divario tra produzione e consumo di acciaio in Europa «visto che si produce il 30% in più di quanto, poi, il mercato è in grado di assorbire». Tenendo soprattutto presente che dei 190 milioni di acciaio prodotti, solo 4 e mezzo sono acciai speciali e che questi ultimi si fanno solo in Italia. Cioè a Terni. Ed ecco quindi che, siccome di tagli si parlerà in quel piano, decisivo sarà sapere ‘cosa’ si intende ridimensionare.
L’ipotesi Tanto che non si nasconde l’intenzione di chiedere al governo un impegno in prima persona: «Perché se è vero che siamo di fronte ad una trattativa tra due soggetti privati – dicono i sindacati – è anche vero che in questa vertenza, perché di vertenza si tratta e non di un semplice passaggio di mano di pacchetti azionari, il governo non può limitarsi a fare da arbitro». E ripropongono un tema già proposto: «Sarebbe invece importante che si trovasse il modo, e noi faremo del tutto perché avvenga, di coinvolgere l’esecutivo in maniera diretta nella trattativa di cessione». Magari «facendo ricorso ad un finanziamento della Cassa depositi e prestiti, con il quale entrare a far parte della compagine azionaria della nuova società proprietaria delle acciaierie».
Il governo Nel frattempo il ministero dello sviluppo economico fa sapere che «ritiene necessario stringere i tempi, perché il protrarsi dell’incertezza sul futuro del sito ternano può peggiorarne la posizione di mercato». Insomma: il ministero «ritiene che la conclusione dei negoziati debba avvenire entro poche settimane, che vada privilegiata la soluzione che meglio garantisce il futuro industriale dell’impianto di Terni» e vuole «un incontro – da tenersi nella seconda metà del mese di maggio – con i rappresentanti dei lavoratori e con le istituzioni centrali e territoriali». Outukunpu, dice il sottosegretario allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti «ha accolto tale richiesta».
La regione E la presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini, applaude: «Bene ha fatto il sottosegretario De Vincenti a chiedere un tavolo immediato con la società Outukumpu. Proprio in occasione della recente riunione del tavolo istituzionale permanente avevamo, come istituzioni regionali e locali, sottolineato la necessita che si potessero condividere le valutazioni delle due offerte di acquisto ed è apprezzabile che il governo abbia ottenuto la disponibilità della società finlandese».
