Il commissiario europeo Joaquin Almunia

di Marco Torricelli

Hanno preso carta e penna, come si dice. Dopo il bagno di folla – e non solo – di martedì, con la grande manifestazione di piazza,  la presidente della Regione, Catiuscia Marini; il presidente della Provincia, Feliciano Polli e il sindaco, Leopoldo Di Girolamo, hanno messo nero su bianco i temi più stringenti. Poi la lettera è partita. Direzione Strasburgo. Destinatario, quel Joaquin Almunia il cui nome, ormai, a Terni e dintorni è diventato famoso.

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Il punto Dopo i ringraziamenti di rito «per aver ricevuto la nostra delegazione», nella lettera si passa a ribadire «lo stato della situazione di Ast e le nostre richieste», perché «la situazione sta diventando molto difficile. Infatti la produzione di acciaio e laminati sta calando, mettendo a forte rischio la posizione di mercato e lo stesso futuro della fabbrica. Nel mese di maggio la produzione è scesa da 120 mila a 93 mila tonnellate e nei prossimi mesi, a causa della carenza di ordini, è previsto un ulteriore calo, con il fermo di alcune linee produttive», scrivono i tre rappresentanti istituzionali.

Le esportazioni Sia verso l’acciaieria di Calvert in Alabama e Mexinox «le esportazioni si sono ridotte quasi a zero e si è attivato in maniera molto modesta l’utilizzo dei tre centri servizi inox che sono stati inclusi nel pacchetto Ast, di cui solo quello di Willich, in Germania, ha capacità adeguate di mercato». Inoltre, secondo Marini, Polli e Di Girolamo, Outokumpu sta attuando una politica di prezzi molto aggressiva sul mercato italiano, sottraendo ad Ast clienti storici. Questo sta determinando anche un marcato deterioramento del bilancio che già nei due anni trascorsi si era chiuso in passivo a causa delle difficoltà di mercato».

Le condizioni Ad Almunia viene anche ricordato che ad Outokumpu era stato chiesto di assicurare «la redditività e la competitività dello stabilimento di Terni» e che nel business-plan presentato dalla multinazionale ai possibili acquirenti «era previsto l’impegno a mantenere inalterata la produzione di Ast, anche attraverso nuovi ordini interni al gruppo. Tutti questi impegni – dicono Marini, Polli e Di Girolamo – non vengono mantenuti».

La preoccupazione Ast, si legge nella lettera inviata ad Almunia, «è il più grande complesso industriale del centro Italia, occupa circa 3 mila lavoratori diretti ed altrettanti indiretti, realizza il 20% del Pil della Regione ed il 40% dell’export. Il suo ridimensionamento o la sua chiusura avrebbe conseguenze drammatiche in un territorio già duramente provato dalla crisi». Tutto questo, però, sta accadendo «senza alcuna responsabilità nostra, ma a causa della applicazione di un regolamento europeo che riteniamo antistorico in quanto regolato sul mercato interno in tempi di mercato globale. Aggravato dal fatto che ormai circa un terzo del mercato europeo è coperto dalle importazioni».

Le scadenze Secondo i due presidenti e il sindaco, un altro elemento inaccettabile «è il fatto che Outokumpu non ha rispettato le scadenze previste nello scorso mese di maggio ed ha richiesto alla Commissione europea una proroga dei termini della vendita che non ci è stata comunicata. Riteniamo inaccettabili tali comportamenti che stanno provocando danni forse irreparabili ad Ast, ed alla nostra comunità». Le rassicurazioni che lo stesso Almunia ha dato nel corso dell’incontro a Strasburgo «non hanno fugato le nostre preoccupazioni»

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Le richieste Marini, Polli e Di Girolamo chiedono alla Commissione europea di «rivedere la decisione assunta a novembre 2012 e consentire la acquisizione di Inoxum da parte di Outokumpu senza condizioni o tramite la vendita dei soli impianti di Avesta», ma se questo non fosse possibile «i tempi della vendita devono essere rapidi e la data di scadenza non deve andare oltre il mese». Deve essere «imposto e fatto rispettare il vincolo di salvaguardare la produzione e la posizione di mercato di Ast», e viene richiesto un rapporto formale da parte del Monitoring Trustee. In caso di inadempienza «la Commissione deve far valere i propri poteri e sostituirsi ad Outokumpu nella procedura di vendita». Se da tutto questo derivasse un danno irreparabile per Ast, per Terni, per l’Umbria e per l’Italia, conclude la missiva, nella quale si chiede un nuovo incontro prima della pausa estiva del Parlamento europeo, «siamo decisi a tutelare i nostri interessi in sede legale, anche con un esposto alla Corte di giustizia».

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